1.4.14

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27.2.14

Eternal sunshine of a spotless mind


szymborska memoria illustrazione francesca ballarini


Sono un cattivo pubblico per la mia memoria.
Vuole che ascolti di continuo la sua voce,
ma io mi agito, tossicchio,
ascolto e non ascolto,
esco, torno ed esco di nuovo.

Vuole tutta la mia attenzione e il tempo.
Quando dormo, la cosa le riesce facilmente.
Di giorno ci sono alti e bassi, e le dispiace.

Mi propone con zelo vecchie lettere, foto,
tocca fatti più e meno importanti,
mi rende paesaggi sfuggiti alla mia vista,
li popola con i miei morti.

Nei suoi racconti sono sempre più giovane.
È carino, ma a che pro questo ritornello.
Ogni specchio ha per me notizie differenti.

Si arrabbia quando scrollo le spalle.
Allora si vendica e sbandiera tutti i miei errori,
pesanti, e poi dimenticati facilmente.
Mi fissa negli occhi, aspetta una reazione.
Mi consola alla fine, poteva andar peggio.

Vuole che viva solo per lei e con lei.
Meglio se in una stanza buia, chiusa,
ma qui nei miei piani c’è sempre il sole presente,
le nuvole di oggi, le vie giorno per giorno.

A volte ne ho abbastanza della sua compagnia.
Propongo di separarci. Da oggi e per sempre.
Allora compassionevolmente sorride,
sa che anche per me sarebbe una condanna.


[W. Szymborska]



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26.1.14

Test di leggibilità

francesca nina ballarini illustrazione


Il momento migliore è la bassa marea.

Quando l'acqua si ritira, è allora che emergono le insegne delle case profonde, le finestre aperte e quelle rotte, le tende fragili, i posti dove tira il vento, le voci degli alberi muti che svettano dentro.

Lì si scopre tutto, e puoi leggere. Ma c'è da aspettare, la bassa marea.

Di solito si va via prima. E invece, per quanto si tratti di un brillante paesaggio colorato, bisogna sempre considerare l'esistenza di un abisso.

E proteggerlo, una volta scoperto, provando per lui un poco di tenerezza.



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20.1.14

Fade into you


C'è un disegno di taccuino di due anni fa, che scarabocchia il Café parigino in cui ero seduta il 17 gennaio, près de la Gare de l'Est, e dove poco dopo aver posato la penna ricevetti una telefonata, di quelle che ti fanno girare l'angolo di una strada, e poi cambia tutto.

E. ha visto il disegno-memoria postato malamente su instagram, ha letto il nome ed è andato lì, lui parigino più di me. Ha scattato una foto e me l'ha inviata, a ricordarmi inconsapevole la sliding door di allora.

Ha scritto "Guarda, sono entrato in un disegno di Nina".

Scoprendo la prospettiva, la verità, le bugie e le strade di lei, dico io.


Fade into you dovrebbe essere questo mi sa. Un'osmosi continua nel tempo reale, anche negli spigoli nei salti nell'immobile nel lontano e nel disabitato. Come tra cielo e mare, tra mare e cielo, uno scambio infinito.

"Guarda".

Sono ancora lì, ma non sono io, non c'è scritto nulla, non ci sono porte aperte o chiuse, solo aria, sedia, tavoli, prospettiva, un autobus che passa e copre la stazione.
E dentro, una specie di grazia sospesa e mai più straniera, ossigenata da uno sguardo che raccoglie e riporta a casa, nodo di tempo intatto, vivo. Guarda!, respira, respiro.



(I think it's strange you never knew)



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4.1.14

Mani a vento


Altro che maniche vuote. A che serve guardare altrove. 
Facciamo che ci guardiamo, e ce la diciamo noi, la strada del vento buono.





28.12.13

La maggior pazzia



“Non muoia, signor padrone, non muoia. Accetti il mio consiglio, e viva molti anni, perché la maggior pazzia che possa fare un uomo in questa vita è quella di lasciarsi morir così senza un motivo, senza che nessuno lo ammazzi, sfinito dai dispiaceri e dall’avvilimento. Su, non faccia il pigro, si alzi da questo letto, e andiamocene in campagna vestiti da pastori come s’è fissato, e chi sa che dietro a qualche siepe non si trovi la signora Dulcinea disincantata, che sia una meraviglia a vedersi.”


Miguel de Cervantes, da Don Chisciotte della Mancha




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26.12.13

Se non ci credi

francesca ballarini nina illustrazione

"La cosa migliore sarebbe di non recitare nessuna parte, ma di mostrare il proprio volto, non è vero? Non c’è maggiore astuzia che di mostrare il proprio volto, perché nessuno ci crede"

scriveva Dostoevskij.

Babbo Natale pure fu sconvolto da questa verità, secondo Nina.



29.11.13

Tra le mie braccia

Aprire il cassettone basso della credenza - di quelli che ti cadono sui piedi perché non ricordi mai così pesante, come un baule che lasci a dormire fino all'autunno successivo, quando fuori diventa freddo - 
e trovare, tra le milioni di foto guardate e consumate sin da piccola, tre polaroid, dentro una busta da lettere mai postata, quasi lasciate per caso lì 31 anni prima, inconsapevoli, leggere e arrossite dal tempo.

Senza neanche un mese di lune, io tra le braccia di ognuno, in uno scatto di natale anticipato. 
Benché sia il fagotto di coperta il centro di quella festa fotografica alternata, vedo solo le loro braccia, che mi portano.


La mano a stella di mia madre, che grazia più di quella mano che sostiene non c'è, 
nello sguardo inclinato che le disegna le sopracciglia, stanca e bellissima, 
ai suoi piedi una coperta fatta ai ferri, dai toni inconfondibili che sceglieva sempre nonna Bianca 

e sulla sua gamba la mano di mia sorella, dalla pelle lucida e tesa come violino armonico, 
negli occhi i saltelli che faceva ormai da un mese, 
e il fresco della gioia e il calore di casa nel pigiama coi coniglietti, 
di cui avrei sentito poi grandi storie inventate per incantarmi


Come quel pagliaccio che le piacerà di sicuro,  
da sorella maggiore chesiprendecura, ma insegna,
lo tengo io, ma ci puoi giocare
(saltavano cappelli, perdevo i pon-pon, non c'era verso), 
ma i colori li ho imparati tutti, giuro.


E poi la felicità quieta già allora,
 di essere tra le braccia di dolce uomo moro barbuto, 
che sa tener chiuso il Vaso di Pandora lì vicino,
e che mi placa con un sorriso lungo, di quelli scardina-dispiaceri, 
che ora sono diventati anche i miei.


Il pensiero per cui forse impazzirò, è che queste tre polaroid hanno lo stesso tempo della mia luce addosso. Cioè, siamo nate vicine, hanno la mia stessa età. Un istante di luce impressa 31 anni fa - ma che continua a durare, e ancora e ancora e ancora ora.
E in ogni scatto, e dietro ogni occhio, c'è una prova, in cui so leggere i miei abbracci di adesso - come sono fatti, cosa stringono, per chi lottano, cosa proteggono, per cosa durano.

Riconoscere e danzarsi tra le braccia, viene da allora, dalla prima luce.

Per questo, io e il cassettone dei ricordi - quello che ogni volta dimentichi quanto sia colmo - abbiamo deciso che saranno gli abbracci, oggi, a compiere i nostri anni.



Nina nel suo Giorno di pioggia





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