14.2.12

Il vero amore non lascia tracce




leonard cohen francesca ballarini amore neve
Il vero amore non lascia tracce
Come la bruma non lascia sfregi
Sul verde cupo della collina
Così il mio corpo non lascia sfregi
Su di te e non lo farà mai

Oltre le finestre nel buio
I bambini vengono, i bambini vanno
Come frecce senza bersaglio
Come manette fatte di neve

Il vero amore non lascia tracce
Se tu e io siamo una cosa sola
Si perde nei nostri abbracci
Come stelle contro il sole
Come una foglia cadente può restare
Un momento nell'aria
Così come la tua testa sul mio petto
Così la mia mano sui tuoi capelli

E molte notti resistono
Senza una luna, senza una stella
Così resisteremo noi
Quando uno dei due sarà via, lontano.

(Leonard Cohen)






*

25.1.12

Quando ero cerbiatto

bestiario illustrato francesca ballariniQuando hai qualcosa da dire che non sai spiegare a voce la scrivi, quando non deve restare chiusa tra le pagine, la scrivi su Io&Nina. Questo si chiama spartito.

Il Bestiario continua e pure Nina cambia δαίμων. Ora è un cerbiatto. In realtà lo è saltuariamente. Mi sa che c'è una mappa per comprendere ogni quanto e in che stadio in particolare le si allungano le zampette come fuscelli (ma come fa a restare in piedi?), qualche macchia bianca compare sul dorso e le ciglia si incurvano tantoché ci si appoggia la pioggia e pure una lacrima sta ferma sulla rima, come quella di mamma orsa.

Le lacrime di Nina Cerbiatto hanno una temperatura dal calore stabile, un po' infuocato, e scendono molto lentamente. Di solito aspetta a dar loro il via, non si accorge nemmeno: a un tratto si sente il muso bagnato, guarda in alto e non sta mica piovendo - anche perché la pioggia è fresca, sempre.

Se l'impossibilità avesse una temperatura, sarebbe quella delle lacrime di Nina Cerbiatto, impossibilità impastata e succosa di volere e sapere. È un cerbiatto misterioso che cammina per i boschi, ma sa bene ciò che vuol dire casa: torna spesso a vedere il posto a cui sente di appartenere, se per caso è cresciuto qualche albero dalle radici visibili dentro le sue stanze, sotto la cui chioma riposare.

È stata cerbiatto a Parigi, Nina, giorni fa. Ancora una volta al bordo di un bosco, delle mani amate l'hanno riportata di nuovo lì sul confine, a dirle non ti curar di nulla, vai e fai quel che vuoi.
Il cerbiatto ha guardato, ha pensato, e le è sembrato tutto un po' strano. Ogni volta crede di capire, e poi capisce che non ha capito. Forse perché è cerbiatto, è piccola lei. Forse.
È che quella storia l'ha sentita un milione di volte, ti raccontano che l'uomo lascia il cerbiatto curato e nutrito andare via libero per il bosco, nel suo ambiente naturale, e così è giusto che sia, e non voltarti mai, vai, corri! e cose del genere.

illustrazioni bestiario francesca ballariniMa questo cerbiatto qui è già tornato una volta, e torna e ritorna.
Perché allora, mani, non fate costruire delle briglie fiorite e lo tenete con voi?

A questa domanda non posta, un po' di ore dopo, mentre smangiucchiava lamponi da un cespuglio, Nina Cerbiatto si è sentita il muso bagnato e infuocato.

"Non dico mai le cose al momento giusto", pensa. Sbatte le ciglia, pesanti di interrogative e silenzi, ci cola via la finta pioggia, e si immerge di nuovo nella boscaglia. Qualche foglia da disegnare col muso appuntito sulla terra bagnata la troverà.

*


*

9.1.12

Alba ero, alba sarò

francesca ballarini albero illustrazione
« Ero? Anche in inverno c'è l'alba, insomma. Non c'è mica da aspettare la primavera, per la rinascita. Voglio dire, fiori e foglie arriveranno. I rami li ho, le radici pure. E allora sempre si potrebbe uscire, varcare, raggiungere! »

Così ha sentenziato l'albasarò che sta sul colle, qui vicino casa di Nina. È arguto e illuminato come sempre.
Con Francis Ponge sarebbe andato d'accordo, e io con loro.


È con facilità che vorrei si entrasse in ciò
che scrivo. Che ci si trovasse a proprio agio.
Che si trovasse tutto semplice. E però che
tutto fosse nuovo, inaudito: illuminato
con naturalezza, un nuovo mattino.

(F. Ponge)






*

4.1.12

Il Bestiario di Nina

illustrazioni bestiario francesca ballarini

È cominciato così l'anno nuovo, a disegnare con le nuove crete e sanguigne e carboncini, dopo che Nina mancò un po' qui da casa sua. 
E cominciò disegnando animali e bestioline addormentate, e ognuna assomigliava a qualcuno di caro, attorno a lei. 
Calvino diceva: "scrivo per comunicare, perché la scrittura è il modo in cui riesco a far passare delle cose attraverso di me, delle cose che magari vengono a me dalla cultura che mi circonda, dalla vita, dall’esperienza, (...), a cui do quel tanto di personale che hanno tutte le esperienze che passano attraverso una persona umana e poi tornano in circolazione".

Nina si augura questo, per l'anno a venire e oltre: che ciò che assorbe e ama e vede e sente, fortemente o lievemente fuggente, riesca sempre a fermarlo, senza paura o troppe traduzioni, ovunque si trovi, e farlo tornare "in circolazione".  Si augura di avere le matite appuntite, gli sfumini sempre pronti (che quelli son importanti), abbastanza inchiostro anche se si butta, spazio nelle tasche almeno per un mozzicone di gessetto, e colori diversi per disegnare ogni storia e ogni anima cara che è sua, magari proprio attraverso quell'animaletto spiritello che immagina per ciascuno. Da cui impara, di cui ricorda, a cui insegna, che ama, che attende, che immagina, che conosce, che incontrerà. Tutti in giro, tutti in circolazione, due, tre, dieci, n volte. E poi si augura di avere sempre colui che glieli doni gli strumenti, come stavolta e come ogni volta. 

Oggi mi sono sentita una volpe assopita, che forse aspetta passi l'influenza, e intanto sogna nuove furberie. Chissà se a fine anno sarò sempre lei, o ancora a cercare la forma più giusta e più mia, il δαίμων, lo spirito-guida "che ci assiste nelle decisioni" secondo Socrate, "l'autentica natura dell'anima umana, la ritrovata coscienza di sé"!

Intanto la nonna di Nina, che tiene sempre stretto il suo astuccio di piccoli tesori in una sorta di veglia, e Grace, col suo maglione rosa, caldo quando è freddo e fresco quando è caldo (quando ero piccola era rosa, ora è quasibianco), indubbiamente, vi assicuro, hanno trovato il loro.


Buon inizio a noi,
Nina Zzzzzz.

*

6.12.11

I racconti di Ninopoli

tolstoj illustrazione ballarini

Eroe del racconto, eroe che io amo con tutta l'anima e che ho sempre cercato di riprodurre in tutta la sua bellezza, e che sempre è stato, è e sarà meraviglioso, eroe del mio racconto è la verità.

(da I racconti di Sebastopoli - L.Tolstoj)



*

1.12.11

Nina Vapore e il Vincitore

ninestrone illustrazione minestrone

A Mezzanotte dell'ultimo lunedì di Novembre, Nina fu rapita dal Ninestrone vincente: la calò nel pentolone per cucinarla per benino, ninetta in dadolata, tra aromi e amori.
Ma per la stessa ragion d'essere che un minestrone ha, non riusciva a metter ordine preciso tra i pensieri.

C'erano profumi bollenti di rapa rossa che arrivavano dai pentoloni di rame, il rumore di una passeggiata sui passetti di una pupa dalla mano piccola nella mano grande, o evoluzioni dentro i corridoi di una storia d'amore, tra le vesti di una cipolla nuda, in salti di storie vere per ogni ortaggio disegnato, e ancora e ancora, ché i ninestroni sono così, infiniti, molteplici e straboccano di fantasia e di ingredienti reali, che non puoi giudicarli, li ami tutti, e tutti sorprendono.

"Il minestrone è un piatto che varia a seconda della regione e della stagione e si declina in molte variazioni rendendo impossibile definirne univocamente la ricetta."

Facile dir così, perché c'era da decidere, si disse Nina. Dove verresti cucinata tu, che a ogni riga hai sentito l'affettar di verdure e il componimento come di fiori, e sei saltata da un verso all'altro come fosse tuo il terreno sotto?

E allora a Mezzanotte di quell'ultimo lunedì di Novembre di cui sopra, Nina balzò dentro a un pentolone in particolare, e diventò vapore.

Una storia ninestronica che coniugava più sinfonie, di quelle che 1+1 fa 3, e va bene lo stesso. A due mani, e a distanza, un mescolìo di pensieri e attitudini incrociati. Che al ritmo di quella sinfonia stavi sospeso pure tu a prender le altre nuvole lassù e a giocarci a far le forme.
Una canzone che tanto amo di Joni Mitchell, Blue, suonava una melodia simile mentre leggevo la loro piccola storia.

Lascio a voi la ricetta di A. e Maiko, di un piatto fumante già vissuto, e quel bouquet sorprendente venuto prima, per caso e perfetto, fino allo sbriciolìo di una poesia che tutt'ora punge dentro, ma dolce come il contrasto perfetto tra cavol e fiori, in una casa comune, un sentire fuso in due assieme appassionatamente, in un tacito accordo musicale tra loro. E anche con noi, io sento.

Qui il Ninestrone "Ikebana" di Aldebarina e Maiko,
*Ninestrone 2012*

E poi penso agli spartiti che tutti avete scritto. Non era facile, io credo: le dissonanze, le cose in apparenza separate, farle musica è molto difficile, bisogna trovare l'attimo, ma pure la formula che le lega assieme. È un buon esercizio per vedere bene le cose, e costruirle. Nina lo tenta spesso, e a volte riesce a volte no.

Allora, siccome tutti voi io vorrei al mio tavolo, anzi facciamo che Nina vorrebbe essere a tutte le vostre tavole fumanti, calde familiari, a volte quasi dolorose quanto intense, come è ogni cosa viva, ha deciso che un ortaggio di questo Ninestrone vi raggiungerà come augurio e sorridente grazie colorato.

A tutti i partecipanti del Menu (che qui potete leggere in ordine d'arrivo), una CartoNina ninestronica vi aspetta: scrivete alla mia e-mail e lasciate il vostro nome, blog e indirizzo (dov'è la vostra cucina insomma!), e la spilungona Signorina Porro o forse la folletta Radicchio o magari il Signor Melanzana (è miope come una talpa poverino, ma la strada la troverà senza dubbio alcuno), porterà gli auguri di Nina chez vous. Vi va?


Grazie a tutti per le ricette preziose che avete lasciato, scritto e condiviso.

Nina vi abbraccia e siede al vostro piatto, a specchiarsi un po' ovunque.



Blue, songs are like tattoos
You know I’ve been to sea betore
Crown and anchor me
Or let me sail away
Hey blue, here is a song for you
Ink on a pin
Underneath the skin
An empty space to fill in
Well there’re so many sinking now
You’ve got to keep thinking
You can make it thru these waves
Acid, booze, and ass
Needles, guns, and grass
Lots of laughs, lots of laughs
Everybody’s saying that hell’s the hippest way to go
Well I don’t think so
But I’m gonna take a look around it though
Blue, I love you


Blue, here is a shell for you
Inside you’ll hear a sigh
A foggy lullaby
There is your song from me.


(Blue - J.Mitchell)


*

29.11.11

29 righe



Le terrine di terracotta, gli smalti, il color cipria e il color tortora,
le Dolomiti a luglio, i cardigan, la noce moscata,
le feste in maschera, le ecoline,
chi gioca con le parole, chi ti lega con briglie fiorite,
le parole usate bene, le parole non usate per buona scelta,
bibì e bibò,
la rete dei campi da tennis sulla spiaggia, gli occhiali a farfalla,
comprare album da disegno che non servono mai,
perdere penne che usi sempre,
le mani belle, Florence and the Machine, i fili di lana,
il mio gatto che russa, il plaid color turchese,
chi ti scrive quando gli scrivi tu,
l'albero di fichi, l'albero di loto, il mio bonsai,
dormire sul pavimento fresco quando fa caldo,
affondare i tacchi quando il prato è ancora umido di pioggia,
usare i colori a caso, usare un solo colore per mesi e mesi,
tu d'inverno,
il mio pennarello color melograno, la mia nuova tazza da tè che sembra un uovo sodo,
i miei capelli, io d'estate,
quando i bambini ti guardano come fossi loro coetanea,
la pazienza e la costanza, gli stormi e i corbezzoli,
i nastri colorati che mia mamma grazia mette sui capelli bianchi di mia nonna bianca,
i cucchiai di legno, i semi di girasole, i lamponi che hai raccolto tu,
le costellazioni, chi studia gli oceani, chi conosce le radici delle piante,
le giacche color cammello, i cappotti rossi, mia sorella che suona il basso,
chi non si lega agli oggetti ma gli oggetti si legano a lui,
i sassi sott'acqua, i telescopi e il mappamondo,
i salici piangenti, le foglie secche come figlie sotto l'albero,
le panchine di pietra, la stazione vuota nel primo pomeriggio, il mio nome.


29 Novembre, 29 righe, 29 Nina. 
Da qui posso vedere il mare, fiume?


N.



21.11.11

La versione di Nina

"Il principio dei vasi comunicanti è quel principio fisico secondo il quale un liquido contenuto in due o più contenitori comunicanti tra loro, in presenza di gravità, raggiunge lo stesso livello dando vita ad un'unica superficie equipotenziale. L'acqua, come tutti i liquidi, non ha una forma propria ma assume la forma del recipiente che la contiene. Per questo motivo, se si versa un liquido in vasi tra loro in comunicazione anche se di forma diversa, esso si dispone allo stesso livello in ognuno dei contenitori stessi." (Wikipedia)


Nei sogni, a occhi chiusi oppure no, è tutto molto semplice. Hai un bicchiere tuo di fantasia e im-possibilità da dove pescare, ci piove dentro giorno e notte, e c'è vita di pesci e sirene: magari è un bicchiere grande quanto il cielo sotto cui dormi, ma le stelle le hai messe tu, la luna l'hai appesa tu, lì, in alto a destra; sai come muoverti, sai quando fermarti, è, più o meno, tutto sotto controllo.

A volte però esistono bicchieri/anime che nascono con un piccolo canale comunicante tra loro, un ponte in cui passa per natura uno stesso linguaggio, uno stesso codice, una stessa visione del cielo su, della luna là, delle stelle sopra. È già molto riuscire a trovarsi vicini.
Allora, quando in questi due bicchieri comunicanti ci piove dentro, e ci cade la stessa acqua e la stessa fantasia, succede che il sogno tuo e quello dell'altro si estendono in superficie, si duplicano in oceano per due.

L'acqua non ha una forma propria ma assume la forma del recipiente che la contiene, la stessa vostra, simili voi. E il sogno che avevi quando eri uno spinge al confine e preme sulla realtà, perché l'altro, col suo bicchiere pieno quanto il tuo, ne ha messo alla prova l'esistenza oggettiva.
Meno semplice di restare lì a sognare con la canna appoggiata sul bordo circoscritto, ma chi se ne importa di pescare a vita dentro a una pozzanghera.



Daydreamer, sittin’ on the seat
Soaking up the sun he is a
Real lover, makin’ up the past and feeling up his girl
like he’s never felt her figure before
A jaw dropper
Looks good when he walks, he is the subject of their talk
He would be hard to chase, but good to catch 
and he could change the world with his hands behind his back

You can find him sittin’ on your doorstep
Waiting for the surprise
It will feel like he’s been there for hours
And you can tell that he’ll be there for life

Daydreamer, with eyes that make you melt
He lends his coat for shelter because he’s there for you when he shouldn’t be
But he stays all the same, waits for you and then sees you through
There’s no way I could describe him
All I say is just what I’m hoping for.


(Adele - Daydreamer)




Tout -se-tien

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