15.7.09

Il girasole è un fiore pesante


(adoro quel peso)

Sono di poche parole. E' come se dentro frullassero pensieri che si mangiucchiano stropicciano chiedono combattono illuminano si spengono gridano si offendono pure, e in mezzo a tutta questa bagarre non arrivano a nulla, o al contrario di tutto.
E' come se sentissi bisogno di scrivere ma non riuscissi a cominciare. Idem per disegnare.

Cose mi tengono sul filo, e ogni volta che capisco, che dico no, non la temo più questa cosa perché ho la prova che non è così, ripiombo nel dubbio e la prova stessa traballa, non si regge da sè, non basta.
Mentre io vorrei bastasse. E' questa la verità.



Vorrei vedere le cose chiare, o forse vorrei non averne paura.



Senti i grilli.. nel parco sottocasa ne stanno dicendo di tutti i colori. Beati, di certo a loro non rimangono parole sospese sulla punta della lingua.



Quando questo macinìo di meningi finisce ve lo dico eh.




Nina e l'ultima insegna accesa

6.7.09

Estemporanea. Di temporali e ombrelli chiusi.




3.7.09

A e Mare



Quando al tramonto tornano silenziosi,
bianchi di sale e ali di gabbiani,
poso l'orecchio sul tuo cuore nudo
e ascolto il mare, aspiro il mare che scorre
da te e m'imbarco verso l'aperta notte.

(R.Alberti)




Ci ho pensato e ripensato, e non c'era nient'altro per onorare te, qui dentro, che me.

Ché se son fatta di materia fatta anche di te, non sono solo io lì, perché ci sono i tuoi occhi e c'è tutto il mare, avanti dentro tutt'attorno.

Ogni cosa che io faccio con te e per te, è la valigia delle mie cose più belle. 

Ogni specchio lo sa, ogni segno lo sa, ogni silenzio lo sa, e se è vero che gli angeli amano in silenzio, se è vero che l'amore ama le coincidenze, io non parlo più e ringrazio solo questo giorno.


respirerò dove l’abisso discende
avrai tutte le piogge nella tua mano




Auguri Nino


25.6.09

Quella grazia



Stamattina mi sono svegliata e ho trovato la cucina con le mani di mia madre.
Era ovunque, nella disposizione delle sedie , nella scelta della tovaglia nella tazzina col girasole e il foglietto per me, la marmellata per mio padre e le tende appena scostate, il silenzio sospeso che sapeva solo di lei per noi; e sempre con quel qualcosa lasciato in attesa, come il tagliere di legno in bilico sul lavandino. 
Non so come faccia, ma riesce sempre a lasciare qualcosa che, mentre il resto è perfettamente completato, "concluso", quello rimane a metà nel tempo. 
E va bene così, non potrebbe essere altrimenti, osservo ogni volta, perchè è vivo e sembrano girarci ancora le persone per la cucina. 
Adoro quel tagliere.

Oggi è il suo compleanno e la torta stanotte l'ha fatta lei e le ciliegie come candeline ci aspettavano, dicendo fra poco torna, intanto godete di tutto questo. Ero assonnata e ho cercato di fermare il più possibile l'incanto del sospeso, che ogni giorno Grazia crea tutt'attorno, come per magia.

E ogni volta rivedo quei segni suoi in me, declinati in maniera diversa, ma con la stessa ricerca, farstarbene chi si ama, che ogni volta che viene disattesa, evasa, non rispettata, è un dispiacere che punge, ché ne' io ne' lei riusciamo ad arginare. E ogni volta, dopo, prima, e, vorresti invece, sempre in tempo, capisci che il solo regalo che puoi farle è la tua felicità.



Le prometto questo, le ho scritto su un biglietto di tanti iris disegnati.



Intanto oggi la porto a prendere le ginestre sopra il mare.







21.6.09

Cardiologia





Tempo è  venuto, e poi se ne è ripartito.



Che si gioca per vincere e non si gioca per partecipare
Chi è ferito e non cade, ma continua ad andare
A sbattersi nel buio e a farsi vedere
A sanguinare di nascosto e a pagare da bere
A goccia a goccia, ma tu guarda, il mio cuore mangiato
L’amore ha sempre fame, non l’avevi notato
E dice sempre con disinvoltura
Senza paura dice: “mai”, senza paura mai.

Che si veste di bianco per scandalizzare
E compra rose a dozzine
E fa curvare i pianeti e fa piegare le schiene
Che si gioca per vincere e chi vince è perduto
Con una chiave ed un numero in mano
Tutta la notte aspettare un saluto
E a pensare: “ti amo”

Chi raccoglie conchiglie dopo la mareggiata
E il cielo è ancora scuro, ma la notte è passata
E macina la sabbia dentro i mulini a vento
E che non ha mai fretta e che non ha mai tempo
E poi l’amore indecente, che si lascia guardare
L’amore prepotente che si deve fare
E gli amori ormai passati e ancora vivi nella mente
Chè dell’amore non si butta niente.



(F. De Gregori - cardiologia)



19.6.09

Tempo verrà



Oggi sono lei.

Sparpagliata sulla mia sedia a forma di violino, travolta dai pensieri da tenere a bada con il da farsi. Il sole che pare reggerà ancora poco e mi terrà lontano dal mare. 
Già è troppo tempo che gli sono lontana.

[L'altro giorno in radio uno spot recitava "The sea is my land".. Ho sorriso, mi piaceva. ..Sono eterogenea io con le citazioni eh?]

A volte mi pare di far svanire i miei contorni, come una macchia di colore offuscata, e mi firmo Ninetta, fino a quando le idee tornano lucide, invece di perdersi in delusioni, domande, ricerche.

Allungo la zampina quasi a voler dire non te ne andare resta, ma sono troppo stanca per ripeterlo sempre, e quella rimane appoggiata, languida e sospirata. 

Ci provo con gli occhi a trattenerti, quelli sì, quando uno li ha davanti, parlano da sé.



"Tempo verrà in cui, con esultanza, saluterai te stesso arrivato alla tua porta, nel tuo proprio specchio, e ognuno sorriderà al benvenuto dell'altro".

(D. Walcott. Grazie S.)


15.6.09

Strade color lillà



Ne parlavo oggi a una mia cara amica, di strade.
Non mi riferisco alle sliding doors o quelle cose lì, ai grandi sistemi, a quello binario, al Fato o al caso, alle Moire, o ai dadi.

Parlo di ciò che tu decidi di capire, inconsciamente o no, nel "messaggio" che l'altro ti manda.

Così, ho detto a quella mia amica, tutt'ad un tratto, pensa a quante volte le nostre strade (futuro, eventi) cambiano. 
Metti un messaggio letto male, un equivoco di senso, un tono più o meno di quell'atteso. 
E da lì decidi: vado, no non vado, parto ti raggiungo, no non te lo meriti, no non vengo più. Mi hai fatto capire qualcosa che non mi va, forse, o mi pare di aver capito?, intanto scelgo il silenzio, ti rispondo in malo modo, a mezza bocca, ma in realtà è la mia pelle che si è da sola infastidita, o forse no, chissà, non so. 
Però intanto scelgo il no. E qualcosa di conseguenza non avviene. 
Chissà cosa ti sei persa, chissà cosa porterà questo "non-avvenimento".
Tutto per un qualcosa di mal tradotto. E allora la scelta che prendi frutto di quelle sfumature cambia svia devia perdi la mappa e ti ritrovi in un altro giro.


Ecco, io vorrei che le sfumature che leggo mi portino sempre al fiore che voglio, all'iris che m'aspetta, non voglio essere in balìa di sensazioni inspiegate, voglio sapere già, voglio dire "Lo so" perché ho scelto di saperlo, e questo mi deve bastare.





Dopo tutto questo monologo la mia amica fino a lì silenziosa mi fa: 
"Quale strada credi di aver perso oggi Nina?"






11.6.09

Io e Nina e voi


Oggi Io&Nina compie 1 anno.

Sembra volato, tanto per ritornare sul leitmotif di tempo e ricordi. 

A volte ritrovo momenti presenti che mi ricordano post passati; ché qui dentro è diverso da un taccuino con il giorno segnato, o una foto che tengo per me. Alcune cose hanno assorbito un significato particolare, amplificato in sordina, come un paradosso compreso, o una verità nascosta, insomma due contrasti due specchi che si specchiano e moltiplicano a non finire i rimandi.

Da una parola o un pensiero che fermo, e che collego a una mia immagine, a volte per caso, a volte di proposito, ne nascono rami di gelso, che ne gemmano ancora altri. Che sono segni per me, che sono parole vostre, che sono sorprese di feeling che si costruiscono, o di affinitàelettive di cui siamo già dotati.

Di me e di Nina tante cose sarebbero da raccontare o spiegare, ma è come se tra queste pieghe tutto sia lampante per quel che si deve comprendere, e basta così.
Un pò come le onde di cui qualcuno ha parlato, del bianco che lascio nei miei disegni e dei confini che si stralciano con esso e con le lettere segnate sopra che ne aprono tante altre di finestre.
Un pò come il lilla che qualcuno ogni tanto coglie e pensa a me, come nascosta dentro a una violetta o sotto il petalo merletto di un iris.
Un pò come il faro in qualunque luogo si trovi, o la pioggia e la fantasia che nasce con essa.
Un pò come i numeri che disegnano un volto, che sia di Nina o di Francesca o di un ipotetico cammino.
Un pò come l'Anonimo che passa di qui e mi dice che esistono entrambe quelle due, entrambe reali.


E pensare che c'è stato un momento che Francesca voleva chiudere Nina. Perché scriveva e non trovava le risposte che cercava, come se avesse bisogno di vedere dei segni che invece nessuno lasciava, che da sola non ci sapeva stare. Poi parole saette schioccate da un arco, da persone-sconosciute-ma-che-la-stavano-conoscendo (l'ho detto che qui è un paradosso svelato) l'hanno fatta riprendere, e siamo arrivate fino a qui.

Dico grazie a quegli occhi insomma.


Ora nella ricchezza che non riesco a scrivere tutta, che mi dà questo giardino, con tutti voi, sono nati tanti fiori, dentro me dico, che crescono sempre più diritti e spavaldi come sicurezze, come cose che scopro forti in me, che in fondo è il motivo per cui questa sinfonina ha cominciato a suonare.
Ché poi trovare il giusto teatro ci vorrà ancora un pò (e in fondo spero non finisca mai quella ricerca, mai abbastanza).


E per quel che si può svelare ogni tanto - nella bellezza della confidenza, come dice qualche Papavero - oltre me accanto a Nina, e i trucchi che toccano la sua pelle come i contorni e le sfumature del suo volto (che un giorno come una pazza, in treno, non avendo colori, ha usato i suoi trucchi per dar sfogo al bisogno-di-segnare), mi piacerebbe conoscere chi è che passa di qui e magari silenzioso di solito se ne va. 

Vi vedo non vi vedo...lasciate un petalo, una nota per me.




Io e Nina  e il nostro comune iris che sboccia tra le mani.



8.6.09

Sinfonie



Jay Greenberg ha 18 anni ed è un musicista prodigio. Nel 2006 ha pubblicato il suo primo cd, con musiche eseguite dalla London Symphony Orchestra e dal quartetto Juilliard. A quanto pare comporre sonate e sinfonie non gli costa nessuna fatica: a volte riesce a completarle in un solo giorno. “La musica mi arriva già scritta”, ha spiegato, “come se un’orchestra mi suonasse nella testa”.


(da l'Internazionale - R. Brezsny)




5.6.09

Pagine bianche


http://www.paginebianchedautore.it/index.cfm?SEZ_ID=5&ACTION=search&OPERA_ID=6089&TE_ID=2


Eccomi qui, da qui
Ecco svelati i "676.000 numeri di me" (e la possibilità di averne uno anche voi in casa...dipende da dove vivete!).

Nina per due volte, sulla sabbia e sul volto fotografato, assieme al suo albero.



Il tempo mi scorre accanto in questi giorni, siamo proprio due cose distinte. Le giornate si mangiano da sole, e le pagine sembrano restare bianche, o, direi, senza schizzi di cocomero sulla camicia. 
Ma è la mia solita sensazione passeggera. 
Mi godo le piccole cose, aspettando di smettere di aspettare.
La gatta che si mimetizza con il telo arabescato del divano, un sacchetto di ciliegie portato a una visita inaspettata, i capelli che profumano - stranamente - di mare, dato che l'estate fa capolino come un orologio a cucù ormai da giorni, quell'attitudine di chi ricorda tutto, e la calma che arriva con un abbraccio. 


E poi mi piace un sacco quando piove e c'è il sole assieme. Mi mette gioia, il cielo è pieno di tutto e pure il mare sulla mia testa, e  pure quello sotto i piedi.




"Dicono che quando uno incontra l'amore della sua vita il tempo si ferma. Ed è vero. Quello che non dicono è che quando il tempo si rimette in moto va a doppia velocità per recuperare".

(da "Big Fish" - T.Burton)




28.5.09

A beautiful mess inside



Io che mi invento le cose io che le immagino e che costruisco la realtà che è di nina, e quando qualcuno mi scopre e m'illumina e dice i tuoi disegni hanno delle onde, onde, che suonano, io sorrido di questa confusione dentro e vorrei dedicarla a chi amo e a chi sempre mi sorregge, come un ramo con l'ultima foglia, come una mano con un fiore donato, come la sabbia con il primo ombrello estivo, come un ombrello con il diluvio indomabile, come un abbraccio con un paio di lacrime che hanno attraversato gli anni, come il vento con i capelli al primo sole, come una sedia sopra sopra il mare.


Sento questa musica e sono altrove , per me e per chi amo.


(Sentitela vi prego, how can you stay outside?)



Far far, there's this little girl
she was praying for something to happen to her
everyday she writes words and more words
just to spit out the thoughts that keep floating inside
and she's strong when the dreams come cos' they
take her, cover her, they are all over
the reality looks far now, but don't go

How can you stay outside?
there's a beautiful mess inside
how can you stay outside?
there's a beautiful mess inside
oh oh oh oh

Far far, there's this little girl
she was praying for something good to happen to her
from time to time there are colors and shapes
dazzling her eyes, tickling her hands
they invent her a new world with
oil skies and aquarelle rivers
but don't you run away already
please don't go oh oh

How can you stay outside?
there's a beautiful mess inside
how can you stay outside?
there's a beautiful mess inside
Take a deep breath and dive
there's a beautiful mess inside
how can you stay outside?
There's a beautiful mess
beautiful mess inside

Oh beautiful, beautiful

Far far there's this little girl
she was praying for something big to happen to her
every night she hears beautiful strange music
it's everywhere there's nowhere to hide
but if it fades she begs
"oh lord don't take it from me, don't take it"

She says, "I guess I'll have to give it birth
to give it birth
I guess, I guess I have to give it birth
I guess I have to, have to give it birth
there's a beautiful mess inside and it's everywhere

Just look at yourself now
deep inside
deeper than you ever dared
deeper than you ever dared
there's a beautiful mess inside
beautiful mess inside.




(Far Far - Yael Naim)

27.5.09

More than this




(Ssssssst. Senti che sta per piovere?
Senti l'aria che cambia sbattono le porte e le finestre che qualcuno aveva lasciato aperte cercando corrente fresca. Non si nasconde lei, si trasforma e non puoi che aspettarla.
Senti senti senti eccola che arriva, diventa fiume diventa pioggia la vedo su di me).



Quella foto che ci faceva capovolgere, che spargeva sabbia sul tavolo, ha vinto un concorso, e a Settembre entrerà in 676.000 case.


Sono felice.


Ed è già tutto. Per il semplice pensiero che lì, siamo noi due insieme, a metà, o su uno specchio.


(Ieri ero venuta alla stazione a ridirtelo, ma come ogni mia folata di vento che prima mi fa arrivare, e poi mi fa pensare, mi schernisco da sola).



21.5.09

Ninumerologia #1


La prima cosa apparsa stamattina agli occhi, appena sveglia, è stato il ricordo dei croissants au beurre che per giorni qualcuno mi portò in una cameretta di albergo al centro di Parigi. 
Sentivi il profumo arrivare in sogno e la gioia pura incondizionata di chi te li portava nei passi per le scale. Una delle sensazioni più belle.


Penso ai numeri, ai miei numeri. Ogni tanto mi capita, per attorcigliare a un filo logico i miei eventi. Torno indietro col tempo e mi pare di aver vissuto mille vite da quanto alcuni ricordi son lontani e non reversibili, come facendo un conto da ragioniera della memoria. 

Notavo sere fa - in una valutazione leggera, oggettiva, senza superstizione - una mia particolare affezione agli "anni pari". Poi ripensandoci bene, è nei dispari che ogni volta è avvenuto l'incontro. 
Nei pari ero serena da me, con me stessa decidevo, per me stessa partivo. 
Nei dispari, paradossalmente, eravamo in due.

Negli anni dispari mi sono innamorata, e negli anni dispari lasciata.
Negli anni pari sono partita, negli anni pari ritornata. 
Il 5 mi ha fatto vincere, il 3 mi ha fatto trovare, il 7 mi ha messo alla prova, il 9 mi ha fatto decidere.
Il 4 mi ha abbracciato, il 6 mi ha fatto partire, l'8 mi ha riscoperto.
 
Nel mio soggiorno a Bordeaux, un amico della famiglia che mi ospitava era appassionato di numerologia, scienza a me allora sconosciuta.  Fu lui a spiegare a me, un po' scettica, che tutto parte dalla data di nascita. 
Nata il 29-11-1982,  2+9+1+1+1+9+8+2= 33, il mio numero è il 6.


Secondo me c'è una logica in tutti questi numeri. 
Secondo me, quando certi numeri ritornano, vincono.



***


E' passata qualche ora dalla pubblicazione del post qui sopra. 
Voglio aggiungere una cosa importante, appena appresa leggendo fino in fondo il link di Wikipedia. Perché anche alle lettere è associato un numero. 
E da qui scopro:

"F è l'equivalente numerico di 6 e rappresenta l'amore. Caratterizza persone dal cuore caldo, passionali e con la capacità di far stare meglio gli altri. Quando è la prima consonante in un nome, essa porta le vibrazioni di un individuo attaccato alla mamma. Nel suo aspetto negativo F può portare un senso di malinconia".

e allora, incuriosita leggo N, di Nina:

"N è l'equivalente numerico di 5 e rappresenta l'immaginazione".


Tout se tien, lo diciamo sempre.

13.5.09

Black River

***

"8 miei buoni 
propositi", mi invita ad enunciare questo gioioso premio. (Io quello che scrivo poi mi resta dentro indelebile, sono una di quelle che "per capire le cose ha bisogno di scriverle", quindi ben venga...).    E allora eccoli qui, senza troppo pensar: 1 Aggiustare la tastiera del caro mac che non mi fa scrivere la lettera "p" di pioggia, e di "pas" delle negazioni francesi anche... E non mi fa andare a capo, ossia prendere respiro.... E neanche il punto interrogativo, quasi come se, almeno lui, i dubbi me li voglia togliere.  2  Stampare i miei disegni nel supporto piu adatto a loro e farli uscire dai monitor dei computer, dai miei taccuini, dalle nostre teste, dalle recensioni sospese, e dar loro finalmente una forma materiale, che sia la piu "propria" possibile, senza far perdere nulla di quel che sono.   3  Andare al mare e rimanere là sospesa sopra, come ieri sera, dove c era l aria e c era l acqua e c eri tu che mi davi respiro.  4  Godere sempre delle piu belle piccole cose: ad esempio, ora, che è quasi estate, quasi non piove, eppure piovono piumini d albero che imbiancano tutto attorno a me..  5  Decidere tra le decine e decine di idee  quello che sarà il mio biglietto da visita, che forse in quanto "pratico e funzionale" a me non entra in testa di dovermici presentare una volta per tutte. Indecisione, il tuo nome è Nina.  6  Amare te.  7  pensare che nulla è impossibile.   8  Andare al mare, già l ho detto ma ogni volta ha un nuovo e diverso cangiante significato.   E ora chi dà gioia a me, e mi accompagna ormai quasi ogni giorno, da poco meno di 1 anno a questa parte: papavero di campo e i suoi papaveri di parole, di haiku, di alberi e pensieri di poesia e fiori e la sensazione di essere così  vicine, Alex e i suoi altri mondi e le tante finestre che apre e porta ispirazioni per altrettante idee (e anche le sue notti insonni!) , Aiuola e i suoi profumi di bucato, di freschezza e di sole maturo, Artemisia e i suoi viaggi esotici e affascinanti da un sol luogo, Fastidiosa e il suo "verde" spensierato, i favolosi Calicanti e la loro arte,  Cobrizo e la sua presenza, Rossana e la sua luce "lunare" che riesce a espandere ovunque e farci sorridere anche da qui, Twostella e cio che dice di me, in maniera così lucida che mi pare ognivolta di aver avanti uno specchio.   Grazie a Eliana e Lidia  per il gentil premio e, tutti, perdonate il fluire senza pause di questo post/fiume di nere parole di finto inchiostro.     Nina vostra.

8.5.09

Vi




(Quando parte Viva la Vida e non me l'aspetto, è come se la musica di quegli archi mi desse una spinta, fisica proprio, a livello delle spalle, verso avanti, e col tuo nome legato indissolubilmente).



4.5.09

Me and Me





[...]

E tu, giovane, bello, non potrai mai finire 
Il tuo canto sotto quegli alberi che mai saranno spogli; 
E tu, amante audace, non potrai mai baciare 
Lei che ti è così vicino; ma non lamentarti 
Se la gioia ti sfugge: lei non potrà mai fuggire, 
E tu l'amerai per sempre, per sempre così bella. 



(J. Keats - Ode a un'urna greca)




26.4.09

Rain or tears?



Supponiamo che questo muso carnacialesco qua sopra sia io, e le manine, che tengono il telo delle guance per non far cadere a terra due fiumi di lacrime silenziose, di non so chi.
Forse sempre mie.

E' uno di quei momenti in cui parlo di aria mancante, di pesci e di habitat
Allora cerco con tutte le forze di trovare il mio angolo ritagliato in mezzo a tutta l'aria non mia, mi ammutolisco quando è così. 

Non è una questione di infantilismo, benché serva molta forza per superarla. E' un fattore di "non traduzione". 
Perché, pure io tentando, non trovo risposta o aiuto, e mi toglie una quantità di forze e speranza che non so spiegare. 

Allora sai che faccio? Ridatemi i miei disegni le mie foto, e mi tengo sospesa a guardarli, a mezz'aria, dove c'è la mia aria, quella che sa leggermi e a cui non devo chiedere nulla o spiegare. 
Mi ridà energia nuotarci dentro un pò, tutto qui.

C'è una specie di afa qui a Roma, non si respira bene. 
E' nuvoloso come in autunno, ma non piove neanche. Strana aria in tutti i sensi.
Oggi è Roma che è specchio.



Quei fiumi sulle guance restano a scorrere statici, diventano laghetti in attesa di asciugarsi.

Non vedo l'ora di tornare a casa


18.4.09

Nell'aria, di questi miei giorni e dei miei prossimi.




15.4.09

Mon fleur




Eccomi di nuovo qua. 
Ora sul balcone di una casa non mia, appoggiata a una leziosa tovaglietta di cuoricini ravvicinati, rossi e rosa dipinti ad acquerello, che a sua volta ricopre il tavolino bianco. 
Mi guardano strimpellare la tastiera, dalla ringhiera accanto a me, la Signora Salvia, il Conte Rosmarino e la figlioletta Menta.


Giro in questi ultimi giorni con dei fiori nella mia auto. Giorno per giorno cambiano si moltiplicano, modificano la rotta, fan festa, o dormono di notte lì da soli dimenticati, perché non sono riusciti ad arrivare al destinatario che sapevano, e anche il caso non li ha aiutati.

Giorni fa era un lillà colto per caso in collina, e profumava di stravolgente freschezza e di promessa di sole. 
Oggi era un mazzo di iris dal cuore giallo al centro che dava a ognuno un'espressione unica e assai buffa. 

E anche stavolta sono rimasti abbandonati sul sedile, come a dire Nina, perché non arrivi mai in tempo? 

Li ho presi e sistemati in un vaso, eppure sapevo che non erano lì che dovevano stare.


Sono le cose piccole, che non si vedono, che loro - gli altri - non vedono, che mi danno regalano l'ispirazione, il sogno che ho nelle mani, l'idea che ho di me l'idea che ho di te

Una musica che non ascolto ma che mi basta pensare, un disegno che nasce solo dopo che tutto è avvenuto oppure no, una specie di realtà che ho dentro, già sottopelle e piccole voci lo fanno riaffiorare. 


E alla fine è come se ce l'avessi davanti, come se fosse più reale del reale, e la sicurezza che ne ho, e che è un miraggio, è di una potenza ineffabile. 

Come leggere le labbra, anche se non si muovono, anche se non le hai davanti, ma puoi sentire chiaro il rumore del loro pensiero.




7.4.09

...



4.4.09

ihccepS





Ti riuscissi a dire
ti riuscissi a spiegare

Tu che sei parte di me




1.4.09

Il piccolo cuore di Nina



(Jim era deciso a lasciare che succedesse quel che doveva succedere. Faceva, col cuore e con le mani, come un piccolo bordo attorno a Kathe, perché lei non scivolasse fuori sbadatamente: ma muraglie non ne avrebbe costruite)


Oggi, scartabellando tra vecchi album di quand'ero bambina, ho ritrovato questa fotografia degli anni della scuola materna: una giornata qualsiasi, in cui ognuno di noi mostrava all'obbiettivo il proprio cuore che aveva poco prima colorato, e lo teneva alto, "in bella vista".

Mi è saltato agli occhi che il mio era completamente rosso. 

Nel senso, non uno spazio lasciato bianco, non uno scarabocchio di fuori, era "colmo" e preciso dentro i suoi contorni...E la precisione non era e non è certo il mio forte. 


Allora mi ha fatto ridere, mi ha fatto pensare a quei bordi di cui parlava Jim, a quelle non-muraglie, all'orlo punto erba di Caty, e alla non-diga del fiume di a.o.


E ora, riguardando i miei cuori disegnati odierni, ci trovo, dietro quella placca lucida rossa di bambina, tutti i fili, i nodi, la matassa, gli intrecci dell'intensità del tempo.


Insomma, mi fa tenerezza quel cuore lassù. Non so che farci, ma più lo guardo e più sorrido.


E poi mi chiedo, mentre io quel mattino disegnavo quel cuore e poi tutt'attenta lo coloravo con impegno e speranza, come se ricamassi sul serio una trama di fili di seta rossa,

tu cosa stavi facendo?




27.3.09

Let it fall








Jim era deciso a lasciare che succedesse quel che doveva succedere. Faceva, col cuore e con le mani, come un piccolo bordo attorno a Kathe, perché lei non scivolasse fuori sbadatamente: ma muraglie non ne avrebbe costruite.



(Jules e Jim - H. Roché)




21.3.09

Passaggi come gabbiani dal mio cilindro




Ancora una volta, lei lo accompagnò in città. Quante volte avevano preso insieme quel trenino pieno di fumo. Si tenevano le mani. Lei s’era tolta i guanti; uno di questi rovesciato, posato sulle ginocchia, aveva la forma di un cuore con l’aorta tagliata.
 «Guarda il mio cuore sulle tue ginocchia» disse Jim.




(Jules e Jim - H.Roché)



20.3.09

Girapagina


La primavera è alle porte come si dice, ma da me fa la stravagante e si preannuncia con grandi tuoni notturni e una sveglia mattutina del color dell'argento. Un lilla argenteo diciamo. 

E poi un grande vento, tipo quello di Chocolat, che quasi potresti vedere spuntare dal campo laggiù due figurine rosse, una grande e una piccola che se ne vanno o che arrivano, sfidando la forza dell'aria avversa.

Partenza o arrivo, vai a capire cos'è. Una cosa sola, magari.






(Buona attesa)

Nina e il suo taccuino girapagina



18.3.09

Io, sospesa



Sospesa, 
ché tanti segni ho accolto dentro, ché mi sento colma di acqua che spinge sugli argini, di un contorno mio che quasi esplode, ché devo dare una forma a tutto questo.






(Qui ero a Venice Beach, California, 5 giorni fa,  ma io non c'ero. Mi hai portato anche qui).




15.3.09

Where the real starts



"La vite, invecchiata sopra l’albero vecchio, 
cadde insieme con la ruina d’esso albero 
e fu per la trista compagnia 
a mancare insieme con quello".




Così raccontava in una delle sue brevi favole Leonardo Da Vinci, di cui 4 anni fa pubblicai, audace, la mia tesi d'illustrazione nella quale rivedevo e reinterpretavo ciò che lui scriveva e a tratti disegnava.

Questo era uno dei suoi - neri, nerissimi! - racconti che più mi aveva colpito e che facilmente avevo disegnato. Ne avevo estrapolato veloce il concetto, che era arrivato subito alle dita e alla penna a china, invece di fermarsi prima un po' in testa a frullare parallelismi e immagini correlate.
Insomma mi aveva stupito, e aveva aderito alla mia interpretazione di significato significante segno sogno in un battibaleno.


Fatto sta che, dopo 4 anni appunto, passeggiavo ieri pomeriggio nei pressi di un antico eremo e del magico bosco che lo preannuncia. 

Fotografando qua e là i meravigliosi alberi che come personaggi in una prosopopea mi accompagnavano nella passeggiata, mi sono imbattuta in loro.




Mi sono allora ritrovata a sorridere da sola (anzi no, di sicuro assieme a me sghignazzavano le gemme e le foglioline e i rametti del bosco vivo), di un sorriso speciale che vibrava che spostava come un vento le fronde di quegli alberi uniti. 

Era come se un mio disegno avesse preso forma a mia insaputa, e chissà da quanto tempo stava lì ad aspettarmi. 


Il più delle volte sono io che riporto su carta - su qualsiasi carta abbia sotto mano - ciò che vivo, ricordo, che i miei occhi fermano.

Ma quando, in quei magici casi, è il mio disegno che prende forma nella realtà e lo ritrovo di fronte ai miei occhi, tridimensionale, vecchio, segnato dal tempo senza lembi stropicciati attorno né chiuso in un taccuino,  questo fenomeno sviluppa in me un'energia dentro che mi fa dire non voglio fare altro nella mia vita che questo. 


Disegnare, come dire, disegnare la mia realtà. O il mio sogno. 

Sì insomma, dipende dai punti di vista.







11.3.09

Ta douleur




Di questo parlavo, che di Camille inconsapevolmente ho tanto disegnato. 

Ricompaiono da ovunque gli scarabocchi che davo per scontato sole paginette nella mia testolina.

Questa è un'altra sua canzone, significativa; come diceva Marie, "quante volte si è pensato di voler prendere il dolore delle persone che si amano per cercare di alleviarglielo".
Pensiero costante, a volte totalizzante, ed è stupendo come l'ironia di Camille lo racconti.

E mi stupisce anche come nel testo rispunti la pioggia, la pluie, e la tempesta, l'orage.

Quando questa forma "temporale" non era ancora così profondamente mia e protagonista del mio immaginario e cuore, io l'avevo già disegnata.



Lève toi c'est décidé
laisse moi te remplacer
je vais prendre ta douleur

Doucement sans faire de bruit
comme on réveille la pluie
je vais prendre ta douleur

Elle lutte elle se débat
mais ne résistera pas...








9.3.09

Quand je marche



C'è una cantante che adoro, conosciuta quando ero in Francia, e da cui poi non mi sono più separata. 
E poi c'è una sua canzone, più di altre, che amo e che cantavo a quel tempo a me stessa, mentre sfrecciavo con la bici tra le vie antiche, dal jardin botanique, sulle rotaie del tram in cui puntualmente rischiavo di cadere, via dal porto o dalla strada che costeggiava il mercato del sabato mattina di Bordeaux.  

Ora e qui, quando in certi momenti più di altri sento l'assenza, è come se il volume si alzasse e tutto risuona ancora di più dentro, come un'eco, come amplificato, 

come il profumo che quando piove si fa più intenso. 




Quand je marche je marche
Quand je dors je dors
Quand je chante je chante
Je m'abandonne
Quand je marche, je marche droit
Quand je chante, je chante nue
Et quand j'aime, je n'aime que toi
Quand j'y pense
Je ne dors plus

Je suis ici
Je suis dedans
Je suis debout
Je ne me moquerais plus de tout

Entends tu (m'as tu dit)
(Le chant du monde) à l'heure de pluie
Quend l'aube se lève je la suis
Et quand la nuit tombe
Je tombe aussi

Je suis ici
Je suis dedans
Je suis debout
Je ne me moquerais plus de tout

Quand j'ai faim
Tout me nourrit
Le cri des chiens et puis la pluie
Quand tu pars, je reste ici
Je m'abandonne
Et je t'oublie.






5.3.09

Sinestesie




Una valanga di rose ti manderei
ma non per seppellirti
ma per farti rinascere
e sciogliere quel tuo grido
che non mi ha mai permesso di amarti
tu sei la primavera dei miei giorni

Quando ti ho visto intorno a te
sono sbocciate tutte le rose
quando ti ho visto nudo
ho pensato ad un cumulo di rose
che mi ha travolto.



(Alda Merini - "Nel cerchio di un pensiero")



Amo quella descrizione-sensazione di cumulo leggero profumato rosso vivo, essere travolta da quello.
Un trasalire difficile da spiegare ma che così è.
Come una valanga di gocce di pioggia, come dicevo a Marilì, un diluvio di rose, che ti toglie il respiro, ed è un soffocare piacevole.

Il rosso delle rose ma che son pure papaveri, son fiori insomma, è il non-peso il punto, come se solo il profumo e la loro densa leggerezza bastasse a destabilizzare il tuo, il mio anzi, precario equilibrio.

Una sinestetica ossimorìa di Nina che legge Alda e ripete quei versi tra sè e sè, e dice sì sì.