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27.11.08
Numeri per aria
Erano 100 post quelli di prima, questo è il centunesimo.
Sono ancora 25 anni i miei, dopodomani saranno 26.
Ieri era 1 anno e 10 mesi con G., oggi sono 5 anni e 4 mesi e 8 giorni dalla prima pioggia.
Di questi tempi 2 anni fa cominciavo a salutare Bordeaux e le splendide persone color bordeaux che mi passarono accanto in quei mesi, mentre m'allontanavo dalla galleria "A suivre..." (che paradossalmente, ora che ci penso, portava un nome in sé, "Continua..."), e mi guardavano camminare via col sorriso tenero e pieno di buone speranze per quella piccola italiana dal segno maturo e silenzioso.
Di questi tempi quasi 26 anni fa era cominciata una lunga pioggia, lunghissima sul serio, che arrivò fino alla mattina del 29 novembre. Mio padre ancora oggi quando ricorda la mia nascita esordisce con un "E pioveva pioveva pioveva...".
Destino di pioggia il mio, se ancora adesso mi piove dentro ogni volta che ho tanto da sentire e da esprimere un secondo dopo.
Quando ero più piccola, lessi una frase che feci subito mia. Diceva:
"Quando sarò grande il mio uomo sarà colui che mi prenderà per mano e mi porterà fuori, sotto la pioggia, a sentire il buon odore di terra bagnata".
26.11.08
Via Giannelli 3

Un luogo a me caro, che è una via ma anche una cucina.
Un nuovo Rosso Conero che decantava nel mio bicchiere pensoso.
Colori come dentro un caleidoscopio.
I commensali discutevano animatamente
per raggiungere un risultato;
furono messi poi in pace come da un pasto delizioso
preparato dalle mani di Babette.
Mi piace guardarmi intorno e sentirmi come un pesce in un acquario
dove nessuno mi vede e io tutto posso vedere.
Sono quel cucchiaio che riflette il mondo come desidera sulla superficie di se stesso.
24.11.08
Tiramisù, ché mi son persa in un bicchiere.
Ha confortato cuori spezzati, affascinato palati diffidenti, spinto ad alzarsi dal letto in preda a deliri d'amore, ha coccolato lo spirito accanto a un caminetto in una serata piovosa autunnale, ha fatto far pace, e negli anni è diventato il vero tiramisù.
Pochi e forse i soliti ingredienti, ma in una miscela perfetta.
Ve lo racconto, a mio modo, dentro a un bicchiere.
Dedicata a Jude che l'ha inventata e ne ha fatto per tutti noi un piacere per occhi e cuore.
Ingredienti:
500 gr di mascarpone
4 cucchiai di zucchero
4 uova
biscotti q.b. (per il gluten free ottimi i savoiardi di "Cose dell'altro pane")
caffé q.b. (8 tazzine, perché i miei biscotti si sono imbevuti tanto)
cacao amaro q.b.
Procedimento:
Con il blender montare le uova con lo zucchero finchè lo zucchero non si sia sciolto completamente; le uova dovrebbero assumere un bel colore giallo chiaro e diventare molto cremose.
Aggiungere il mascarpone e mescolare, sempre col blender.
Montare solo 2 albumi e aggiungerli alla crema mescolando con un cucchiaio.
Inzuppare i biscotti nel caffè tiepido (meglio non zuccherato) e disporli sul fondo dei bicchieri per 2 strati. Aggiungere la crema fino a circa 3/4 di bicchiere, e infine spolverare bene col cacao amaro.
Disporre in frigorifero e far riposare per almeno 4 ore.
22.11.08
Work in progress
20.11.08
E' tutto così stranamente silenzioso.
17.11.08
Bitter and sweet

Di giorno in giorno non sopporto questa instabilità.
I am as constant as a northern star.
Non vedo l'ora di capire, se è definibile un'ora dell'arrivo al traguardo.
E se un traguardo effettivamente esista.
14.11.08
Roma

Pioggia, pioggia, pioggia, tanta tantissima pioggia.
Una pioggia infinita che mai pareva placarsi.
Da ovunque.
Roma io non l'ho mai vista così, dentro una nuvola gigantesca di gocce, e tutte le persone dentro questa nuvola, e la fontana di Trevi che strabordava, e il rumore dell'acqua che si mescolava ai tuoni dal cielo.
Camminavi dentro le pozzanghere col sorriso, tenuta a terra da un ombrellino rosso che sembrava un ramo che non ti lascia cadere.
12.11.08
Il cielo, quando c'è luce
11.11.08
10.11.08
Baluginìo
8.11.08
6.11.08
5.11.08
Nina Cambiavento

(Sedia per visite veloci - di Bruno Munari)
I guizzi di Bruno Munari mi fanno ogni volta respirare la mente. Una sorta di leggerezza infinita.
Ricordo quante volte ho disegnato sedie prospetticamente sbagliate, tanto che a un certo punto ho deciso di lasciarle così. Erano storte.
Ci sarà pure un motivo che la mia mano le preferisca così, dicevo; magari non mi arriva il messaggio chiaro in testa, però la mano l'ha scelto.
Poi alla vista di questa, materica, le ho rivalutate tutte. Nella loro non-stabilità, inquietudine, bisogno di movimento, come se fossero un mio specchio.
A volte vorrei un pò più di sana perpendicolarità, quella delle linee che cadono a piombo sul pavimento e mi fanno stare ferma, bella salda a terra, invece che vagare come una gocciolina nell'aria quando cambiavento.
Poi mi accorgo che della realtà non si può fare a meno, come del sogno che si ha di essa.
Allora mi ricompongo sulla sedia e continuo a disegnare.



















