Poi ci sono i R-ami. R-ami parlanti il più delle volte, soprattutto quando tutti i sensi son pronti a recepire. E quel nodo sul tronco fa dell'albero un Polifemo amico.
Ieri era un pomeriggio blue, ogni tratto parola attesa andava di traverso, lo spirito di conseguenza. Ho guardato il mento in alto che cercava cielo pure lui in quel disegno post-it, e me ne sono uscita, con Aprile, la mia nuova macchina fotografica, in onore della primavera che s'aspetta, e della Dottoressa chiamata Aprile (che, tra l'altro, conosce l'inverno).
L'amato gelso lassù come una vedetta mi aspetta ogni volta che di respiri tocca farne di più, e gli alberelli e i fuscelli - quei r-ami che devo tenerti su - vengono a mancare. Allora ne vai in cerca.
E quando sali la curva della collina sopra casa, è bello ritrovarli, in un'attesa che non è attesa, è presenza, mentre le stagioni passano e loro lì a vestirsi di nuovo e a metter via gli abiti vecchi; ché anche loro non capiscono, li mettiamo su questi fiori o no?
Perché era un pomeriggio autunnale, sembrava avesse da poco piovuto, ma era solo rugiada tardiva.
R-ami rametti r-amati che si protendono, li vedi pure abbracciarti se vuoi, o spostare la punta al cielo anche loro a cercare il sole.
Potresti disegnare con ognuno di loro, una goccia d'inchiostro rosa e sono loro a disegnare te.
Dietro la rete c'erano gli ulivi quasi verdi, argentati e un po' blue anche loro, e lui il mio gelso-Moro, visto da più lontano, che si scapicollava i rami frondosi come il fermoimmagine di una chioma che balla frenetica.
Più avanti poi li trovavi certi r-ami con i fiori. Sembravano chicchi di riso per terra, erano rami appena sposati.
Piccoli petali che cadevano giù piano, come pioggia, e allora anche lì sembravano tante stagioni insieme. R-ami, piovete fiori!, sulla mia mano, come la sua mano.
Vicino al mare, d'autunno,
il tuo riso deve innalzare
la sua cascata di spuma,
e in primavera, amore,
voglio il tuo riso come
il fiore che attendevo,
il fiore azzurro, la rosa
della mia patria sonora.
Come dice qualcuno, "d'istinto, e in controluce, quasi credere alle maree".
E quando ero lì, ricordate?, era un anno fa da qui.. Nina attraversa oceani e campi di conchiglie, grazie a te, che giri il mondo dentro a un cuore intero, scrivevo e pensavo quando eri partito.
Ho visto tanti di quei fari che non ho visto, raccolto tante di quelle conchiglie su cui non ho camminato, sorridere vedendoti sorridere anche se non ero con te. Ho lasciato una A e una O anche se non avevo il tronco sotto da segnare, di quegli alberi legati assieme dagli stessi rami, e diverse radici. Perchè le radici le costruiamo noi penso; su queste cose, questi segni sparsi che raccogli, è cresciuto il mare e si è fatto oceano.
E' nato un progetto in questi ultimi giorni, come un'alba più lunga nelle ore.
Lieve ogni raggio ha toccato un po' ovunque gli angoletti dei nostri nidi virtuali, in attesa di svegliarci nei lettini teporosi, e ci ha raccolto assieme. Ognuno ha messo una sua parola, segno, ricordo, tutti riuniti con lo stesso scopo, lo stesso riverbero.
Di cosa sto parlando - e le lettere, le divagazioni, i voli (non solo pindarici) - è scritto qui:
Per le Sorelle Nurzia e i loro dolci abruzzesi, 99 colombe che siamo noi: "99 colombe per 99 cannelle. Un blog per amare i dolci abruzzesi e farli volare per il mondo".
Numero simbolico, ma che diventi decuplicato magari!
Ogni nuova colomba che si vuol affacciare sarà benvenuta, perché poi si è più forti. E ne porti altre, che ne portino altre, che ne portino altrettante.
"La nebbia è il fenomeno meteorologico per il quale una nube si forma a contatto con il suolo. È costituita da goccioline di acqua liquida o cristalli di ghiaccio sospesi in aria. A causa della diffusione della luce solare da parte dell'acqua in sospensione la nebbia si manifesta come un alone biancastro che limita la visibilità degli oggetti." (Wikipedia)
C'era la nebbia tutt'in alto oggi, e cancellava le colline, piano piano, scendendo come una pennellessa.
Ti giravi un istante, apparecchiavi la tavola, spostavi un bicchiere e puff! mancava il campanile, il gatto reclamava cibo, lo guardavi giù intenerita, una carezza, e puff! via il vigneto, attraversavi il corridoio, ti affacciavi dalla camera, ormai rassegnata a giocare a cache-cache col vapore acqueo, e puff! puff! puff! via Castelbellino, l'agriturismo di turno e un bel po' di tornanti con le relative non-auto.
Sembra di stare dentro la storiainfinita col Nulla che si mangia la terra, pensava Nina.
E' che quando non ci sei, manca la Fantasia.
Si assopisce, pensa ma non crea, ricorda ma non scrive, segna nei pensieri, ma lascia sul tavolo la penna.