11.11.13

Nina Nanna

Chiaro di luna scendi in fondo al mare
e arriva dove il vento non può arrivare 
e trova le parole per calmare 
quest'acqua che si mescola col sale 
quest'onda sulla riva della ciglia 
Che un po' t'incanta e un po' ti meraviglia 
Che un po' t'incanta e un po' ti meraviglia 

Fiore di scienza e libero pensiero 
Ancora senza nave e vela senza veliero 
bottiglia mezza vuota e mezza piena 
e pesci e luci e canto di balena 

Chiaro di luna segnami il futuro 
e mescola l'idrogeno e il carburo 
e mescola l'idrogeno e il carburo 
e passo dopo passo piano piano 


Illumina i miei passi con i tuoi 
che ogni passo avanti è un passo in meno 
e meno ossigeno nei serbatoi 
illumina le torri medievali 

E i falchi e il tempo e i sogni e gli ideali 
e le città sconfitte in fondo al fumo 
e il sangue e l'innocenza di nessuno 
il sangue e l'innocenza di nessuno.



(Le Lacrime di Nemo - L'esplosione - La fine / Francesco De Gregori)



22.10.13

Litote

Oggi mi son recata dalla Signora Commercialista.
Ero uggiosa di cuore camminando verso, e salendo le scale, e varcando la porta, senza vera cognizione, ancora aggrappata alle nuvole fuori - per cui in realtà non toccavo terra. Poi, parlando del più e del meno, del perché del diviso, del non capisco, ah ora ho capito, da quella giusta distanza di mondi differenti, ho ripreso contorno e sono uscita meglio - o, meglio, ne sono uscita - benché piovesse ancora. Tipo una pozzanghera, ma almeno uno ci saltella sopra e ne sente la materia. E allora mi è venuta in mente la poesia di Wisława, del devo molto a certi altri, per quel planare dall'alto, senza densità che ribolle, sulle cose.

(Tutto ciò è molto prosaico. Szymborska e commercialista, cuore e fatture, però, voglio dire, il lirico nasce da tutta la realtà esistente e da quella possibile, no? Vanno a braccetto, l'uno e la sua negazione, che negazione pura mai è. Pozzanghera è forse non-pioggia solo perché sta a terra? No. Quindi, va bene così.)



Devo molto 
a quelli che non amo.

Il sollievo con cui accetto 
che siano più vicini a un altro.

La gioia di non essere io il lupo 
dei loro agnelli. 

Mi sento in pace con loro
e in libertà con loro, 
e questo l’amore non può darlo, 
né riesce a toglierlo. 

Non li aspetto dalla porta alla finestra. 
Paziente 
quasi come una meridiana, 
capisco 
ciò che l’amore non capisce, 
perdono 
ciò che l’amore mai perdonerebbe. 

Da un incontro a una lettera 
passa non un’eternità, 
ma solo qualche giorno o settimana. 

I viaggi con loro vanno sempre bene, 
i concerti sono ascoltati fino in fondo, 
le cattedrali visitate, i paesaggi nitidi. 

E quando ci separano sette monti e fiumi, 
sono monti e fiumi 
che trovi su ogni atlante. 

È merito loro 
se vivo in tre dimensioni,
in uno spazio non lirico e non retorico, 
con un orizzonte vero, perché mobile. 

Loro stessi non sanno 
quanto portano nelle mani vuote. 

"Non devo loro nulla" – 
 direbbe l’amore 
 sulla questione aperta.



- Wisława Szymborska




[LITOTE - litòte s. f. (dal gr. λιτότης, propr. «semplicità», der. di λιτός «semplice»). – Figura retorica che consiste nell’attenuare formalmente l’espressione di un giudizio o di un predicato col negare l’idea contraria, ottenendo per lo più l’effetto di rinforzarla sostanzialmente]

*

4.10.13

La balia delle onde

illustrazione mare lampedusa francesca ballarini

In balìa delle onde, esistesse davvero una Balia delle onde.
Che se ne curi, e ne sia curata - ché se aderisci a ciò che sei, allora ti salvi pure tu.


*




A Lampedusa, Nobel per la Pace

30.9.13

Nina Despina

 le città invisibili illustrazione italo calvino francesca ballarini


«In due modi si raggiunge Despina: per nave o per cammello. La città si presenta differente a chi viene da terra e a chi dal mare.  
Il cammelliere che vede spuntare all'orizzonte dell'altipiano i pinnacoli dei grattacieli, le antenne radar, sbattere le maniche a vento bianche e rosse, buttare fumo i fumaioli, pensa a una nave, sa che è una città ma la pensa come un bastimento che lo porti via dal deserto, un veliero che stia per salpare, col vento che già gonfia le vele non ancora slegate, o un vapore con la caldaia che vibra nella carena di ferro, e pensa a tutti i porti, alle merci d'oltremare che le gru scaricano sui moli, alle osterie dove equipaggi di diversa bandiera si rompono bottiglie sulla testa, alle finestre illuminate a pian terreno, ognuna con una donna che si pettina.
Nella foschia della costa il marinaio distingue la forma d'una gobba di cammello, d'una sella ricamata di frange luccicanti tra due gobbe chiazzate che avanzano dondolando, sa che è una città ma la pensa come un cammello dal cui busto pendono otri e bisacce di frutta candita, vino di datteri, foglie di tabacco, e già si vede in testa a una lunga carovana che lo porta via dal deserto del mare, verso oasi d'acqua dolce all'ombra seghettata delle palme, verso palazzi dalle spesse mura di calce, dai cortili di piastrelle su cui ballano scalze le danzatrici, e muovono le braccia un po' del velo e un po' fuori dal velo.
Ogni città riceve la sua forma dal deserto a cui si oppone; e così il cammelliere e il marinaio vedono Despina, città di confine tra due deserti.»

Le città invisibili - Italo Calvino




(Dipende da dove arrivi - da dove arrivi? - e vedrai una forma diversa di me, della mia città.)










27.9.13

Agli, altri



Dedica. 

Porre attenzione agli altri, a lei piace. È un po' un'attitudine, o una genetica. Forse è per questo che inciampa facilmente nei soffritti, nei battuti e soprattutto nei pesti - sembra proprio fatta apposta.

"Bisognerebbe fare attenzione anche a questo, signorina. Essere dedicati non significa non avere contorno e contenuto".


*

 

23.9.13

Doppio senso

illustrazione fiore profumo francesca ballarini


Sento il tuo profumo disse l'uomo
Sento il tuo profumo disse il fiore




*




*

12.9.13

Tra le righe

poesie vivian lamarque illustrazione francesca ballarini








Strati di settembre.
["In metereologia, lo stratus, o strato, è una nube molto bassa e uniforme a sviluppo orizzontale di colore variabile. Per 'giornata nuvolosa' si intende un cielo pieno di nuvole stratiformi che oscurano il Sole. Quando questo tipo di nube riesce a raggiungere il suolo ha origine la formazione della nebbia"].


*

4.9.13

Il suo paesaggio

poesia illustrazione francesca ballarini

Beato il mio vicino che dalle sue finestre
coglie con gli occhi i fiori che io curo,
i colori che veglio dal buio della casa.

Io penso a togliere le foglie secche
a dare l’acqua ai vasi appena serve,
devo sempre patire quando un giorno
vedo che sono morti eternamente.

Per lui sono soltanto vivi, solo belli,
non ha bisogno di saperne i nomi
per imparare come amarli meglio.

Beato lui, il vicino,
che chiama il mio balcone il suo paesaggio
e che di fronte a sé tra strada e cielo
vede distintamente il mio destino.


(Beato il mio vicino - Silvia Bre)






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