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2.9.14

Colors

aida francesco micheli francesca ballarini
"La luna è il più mutevole dei corpi dell’universo visibile, è il più regolare nelle sue complicate abitudini: non manca mai agli appuntamenti e puoi sempre aspettarla al varco, ma se la lasci in un posto la ritrovi sempre altrove, e se ricordi la sua faccia voltata in un certo modo, ecco che ha già cambiato posa, poco o molto. Comunque, a seguirla passo passo, non t’accorgi che impercettibilmente ti sta sfuggendo. Solo le nuvole intervengono a creare l’illusione d’una corsa e d’una metamorfosi rapide, o meglio, a dare una vistosa evidenza a ciò che altrimenti sfuggirebbe allo sguardo. Corre la nuvola, da grigia si fa lattiginosa e lucida, il cielo dietro è diventato nero, è notte, le stelle si sono accese, la luna è un grande specchio abbagliante che vola. Chi riconoscerebbe in lei quella di qualche ora fa? Ora è un lago di lucentezza che sprizza raggi tutt’intorno e trabocca nel buio un alone di freddo argento e inonda di luce bianca le strade dei nottambuli."

(dal racconto “Palomar guarda il cielo” - Italo Calvino)


Un prisma, sotto la stessa luna // Aida, estate 2014






4.7.14

Solo per questo amor

sferisterio francesca ballarini
aida sferisterio francesca ballarini

"Prendi tua figlia, portala a Siracusa, siediti sui gradoni del teatro greco e insegnale lo splendore della disubbidienza. È rischioso, ma è più rischioso non farlo mai."

Avrò avuto 4 anni, per la prima volta all'opera. Dai gradoni dell'Arena di Verona, c'era l'Aida dai mille fasti, e io, dopo dieci minuti dall'inizio, dormivo serena, con la testa sul grembo di mia madre - ricordo ancora il freschetto di quelle pietre. Chissà che sognavo, mentre cantavano quei tipi dorati laggiù.

*

Da un po' non torno qui, e questo sarà un post difficile da scrivere, perché ho aspettato e pensato così tanto, che a un certo punto è come quando ti innamori, non lo devi dire a nessuno.
E invece certe cose si dicono, pure se si ha paura, pure se non sono ben dette o perfettamente chiare.

Quest'estate ci sarà un'Aida nuova allo Sferisterio di Macerata. Fatta di luci e di ombre, con la regia di Francesco Micheli e la direzione di Julia Jones.
Tra i maestri di spazio, di luci, di danza e di storia, c'è pure una Nina, che ha disegnato le immagini della scenografia che sarà. Una responsabilità grande, e un compito gigante e un album da disegno enorme, impensato, e ribelle.

Tanto ha disegnato da coprire il pavimento di Via Rinaldi. Son mesi e mesi, e pare assente - ma per troppa presenza, e assolutezza, come Aida, che per poter amare, lucida, sa una cosa precisa:
Io vivo solo per questo amor.
Solo. Che è tutto, e tutto ne diventa legato, a doppio nodo. Perché è specchio e destino e fibra di sé.
Come un credo, come una preghiera.


Loro, i disegni, saranno grandi. Tanto da camminarci dentro, e ribaltare le proporzioni del fuori: linee che raccontano la storia, in un enorme libro aperto, appoggiato sotto il cielo dell'arena.



Tempo fa qualcuno mi chiese, forse qui, in libertà, cosa desideravo per i miei disegni in futuro. E io risposi che mi sarebbe piaciuto - abituata a disegnare dentro il palmo di una mano - vederli coprire una terra, una superficie, avvistati da lontano, da una finestra. Arrivare a non aver paura delle grandezze, ecco.

E ora saranno sì più grandi di me, e di 100 me, e pure - per forza - delle paure delle grandezze: qui proiettati nella tasca del cielo, a respirare sotto le stelle, perduto l'inchiostro per trasformarsi in luce.


Si colorano, si accrescono, diventano labirinti, circuiti, sagome, diventano destino: in un codice proprio, intimo, segnato, raccontano di una storia lontana ma anche no, calata nell'assoluto senza tempo.

Li seguo dalla platea, durante le prove notturne di questi giorni, mentre giocano e si preparano prima di andare via, e imparo ad accettare ogni loro ribellione.
Perché son cresciuti, come i figlietti che lasciano casa, e son disobbedienti quanto basta, e tu a dirgli più stretti, più lunghi, seguite l'ombra, ora diventate rossi ché c'è la guerra!, e un po' loro vanno, come le mani sul foglio, trovano il loro posto, si lasciano camminare da Aida, nascondono il Re, arrestano Radames, si lasciano strappare da Amneris, seguono la musica, si azzittiscono, scompaiono.



E io li sto a guardare sui "gradoni" di un teatro, sveglia, ma sempre un po' dolcemente perduta, di un dolore materno, a imparare da loro, non più solo miei, ma sotto gli sguardi di tanti, e li immagino eroi pronti a ricevere tutto, bene e male che sia, e a insegnare a me - piccola Nina, come sempre.


*
aida francesca ballarini nina


Vi aspettiamo, voi, che a noi ci conoscete bene.

N.


§



25.8.11

Faremo

disegno


*

10.8.11

Quando Nina s'incarta

Si fa presto a dire Nina, ma mica è così semplice.

Voglio dire, Nina è una, ma è pure doppia, e a volte s'incarta. La carta la assorbe, come inchiostro, e lì dentro si nasconde per un po'.

Ma se un giorno andrà oltre, al di là del foglio, come su una carta bagnata, il disegno che fa di se stessa, è sicuro, diventerà realtà.


Nina s'incarta from francescanina on Vimeo.



Buona metaestate a voi,

da Nina Pinzillacchera
*




7.7.11

Nina Son Ora

borges illustrazione orchestra Francesca Ballarini

Nella cassa armonica di Nina risuonano le solite farfalle spaesate, che a forza di star lì si son fatte i muscoli sulle ali. 
In testa corde di violino che si fingono capelli tesi e sonori, parlano di assoli e serenate; sassofono e flauto continuano a suonare-disegnare, tra le 5 dita e i 5 tasti, sarà swing sarà romanza a seconda della luce del giorno. Con un archetto e un clarinetto cammina, ché un po' Gambadilegno-non-a-Parigi Nina lo è. Ciascun passo un suono differente, metti di toccar l'asfalto, o il legno di un pavimento di montagna, o l'erba di un giardino, ogni volta è un timbro diverso che la fa vibrare, e si sente sempre diversa ma sempre uguale, e le piace. 


A quest'ora, la sua heure bleue, Nina Sonora va alla ricerca di un angolo fresco dove posar il cappello, lucidare gli ottoni e trovar l'ispirazione. Ieri ad esempio era ai piedi di una scaletta appoggiata a un albero, ad aspettare una coppia di ciliegie da appendere sul ricciolo del violino, come la curva dell'orecchio, ché magari poi ci sento meglio.

Di solito è l'ora in cui continua a scriver il suo spartito, invece di stare ad aspettar troppo le mani dal cielo che le prendano il pennino e mettano per lei le pause e le note e le chiavi, sulla carta che porta in grembo.
È che poi c'è Borges che la giustifica, sai com'è, "ogni poesia è misteriosa, nessuno sa interamente ciò che gli è stato concesso di scrivere". E così, grazie a Jorge Luis, Nina se la cava sempre, e temporeggia e s'attarda.


PeppereppepeBANGBANGtumtumtumtumplinplinPlinplinPeeePeeeZINGZINGdlindlindlindlinzumzum

Son fanfare confuse quando ha caldo.


Si siede placida sotto il gelso, in alto sulla collina, tra poco è tramonto, e legge e declama


Prendimi adesso tra le tue braccia
adesso sciolta da me raccoglimi
non per ridarmi forza
ma perché io possa arrendermi

(Patrizia Cavalli da "Pigre divinità e pigra sorte", 2006)




Mica facile prendere tutti quegli strumenti assieme - pensa Nina - due sole mani, in un solo cerchio d'abbraccio. Un gran direttore colui che suonerà.




*



21.9.10

S'apercevoir


Ti accorgi che l'estate è finita quando esci con le infradito e sei l'unica a portarle, salda della convinzione iotantononsentofreddo. Quando fuori dalle villette a schiera cumuli di legna tagliata durante le passeggiate in montagna attendono fuori dal cancello, come gli uccelli con i rami e fuscelli per far nido, o le formiche in barba alle cicale. Quando sei in sala d'attesa dal dottordifamiglia per le analisi di rito di fine stagione e ascolti i malanni del troppo caldo e i ricordi delle zanzare, quando vai a tagliarti i capelli e la ciocca che s'era imbiondita col mare e col sole e col sale viene tagliata via (chissà quanti anni aveva quella punta, quante ne avrà viste mai?).
Ti accorgi che l'estate è finita quando provi ancora a lavorare in balcone ma la luce blu del crepuscolo arriva troppo presto a oscurarti il foglio e tu non hai finito. Quanto vedi la vestaglia di tua madre dietro la porta, e dici che bel calore. Quando guidi per la città, e ci sono i manifesti dell'apertura delle scuole di yoga di pilates di teatro di danza del ventre di fotografia di tai chi chuan.

Lo vedi negli anni tutti questo, ma lo riconosci solo dopo questi anni, non so dire quanti, è come quando t'accorgi del quadro che è sempre stato in sala all'angolo, o la foto dietro l'anta dell'armadietto, ma non ci avevi mai fatto caso. E magari dopo questi anni si modificherà pure, ogni volta che il tuo sguardo è più grande e traduce di nuovo quel che vede a seconda di come è in quel tempo, e riconosci le stagioni come dal movimento delle nuvole.
Accorgersi è "scorgere improvvisamente", e l'improvviso può durare anni.


Ti accorgi che l'estate è finita quando sei seduta sulla scalinata di Piazza di Spagna e il calore del sole è davvero diverso da quello della spiaggia, piacevole e misterioso, di quelli fuori stagione del "che bello, forse ci coloriremo un po'..", come se il mare fosse lontano già mesi e mesi.

Solo che è nessunastagione, nessuntempo, semplicemente è tutto tempo.



4.8.10

Sulla linea dell'orizzonte



Prima ancora che sorgesse Ninopoli, nel mio viaggio verso l'Inghilterra, ero passata per una strada, una di quelle lunghe che attraversano gli Appen-nini, all'ora del tramonto. Era un placido andare, in macchina, con una di quelle musiche che se ci pensi troppo ti rovesciano come un calzino, e se invece ti lasci avvicinare solamente puoi anche rilassarti e far finta di nulla, ed è una cosa molto vicina alla felicità, di quella che aumenta l'attenzione verso le cose.

Dietro un'ampia curva sostava una linea d'orizzonte particolare, ché ci mettevi un po' per collocarla nella mente, perché quel che vedevi aveva pressappoco consistenza di fiaba.
Il profilo della collina che scendeva da un monticello poco più su, sembrava nascondesse, sotto una coperta sottilissima, una donna allungata, addormentata con la spalla sporgente di quando stai distesa sul letto e dici questa è la posizione del mio sonno e ti addormenti, e forse ci resti così fino al mattino.

Be' lei era lì, color verde bosco, i capelli sciolti appoggiati sul rilievo di roccia-cuscino.
Con la macchina la costeggiavi, e cercavi di non far rumore.

Appena tornata a casa ho cercato di fermare quel profilo, e tuttora i miei occhi lo ricordano in questo modo. Lei è lì che dorme ancora, sino all'alba, e il pensiero mi fa addormentare con quella stessa serenità così poco spiegabile ed evanescente, ma esistente.




Prende in mano oggetti scompagnati – una pietra, una tegola rotta, due fiammiferi bruciati, il chiodo arrugginito del muro di fronte, la foglia entrata dalla finestra, le gocce che cadono dai vasi annaffiati, quel filo di paglia che ieri il vento portò sui tuoi capelli, – li prende e là nel suo cortile costruisce pressappoco un albero.
In questo “pressappoco” sta la poesia.
La vedi?


(Ghiannis Ritsos, tratta da La poesia delle cose)



27.7.10

Ninopoli



Dovrei andarmene a letto, che la sveglia è presta e la notte è tarda; ma mi spiace lasciare Nina all'asciutto questi giorni, lei abituata com'è alla pioggia.

La comunicazione di disservizio è che Nina questa settimana è in perenne viaggio tra città, verso un'Accademia a perfezionare mano e tecniche e libertà creativa, con il gran mastro illustratore spagnolo Javier Zabala.

La giornata inizia e si completa sopra un foglio, anzi tanti suoi ritagli, colori mai usati, monotipi imbrattati e mani da bimba affamata di gouache.
Paradossalmente tutto nuovo per me ed è una citta visibile quel pezzo di tavolo mio, perché ci sono io e ci sono io che provo a conoscere di più le mie mani. 

Testa e cuore e polsi lavorano anche quando dormo ormai. 
Mi piace, e non aspettavo altro momento di andarmene in giro con alre 24 teste per la città con un blocco da disegno a ritrarre dal vero. Sempre sognato, io liceale col vocabolario di greco sottobraccio.

Insomma son lì e quel che nasce cercherò di postarlo prima possibile. 
Un po' come fossero le vie della città di Ninopoli, le insegne spente o accese nella notte. 
Potreste non riconoscermi, perché dismetto i miei abiti questa settimana, per rischiare e provare nuove strade, ma li ritroverò di sicuro la prossima, ricamati al punto giusto, che stringono la vita e fanno della gonna un grande arco.

Nina passa dal "Via", e ricomincia.



19.7.10

Quando ride e piove




Oggi è il 19 Luglio 2010, e il cielo ancora ride e piove, proprio come 7 anni fa.

In questo Ritratto romano in una vigilia d'estate, la verità è che siamo in due, ed è la cosa che mi fa più felice.

Grazie ai Calycanti che hanno reso realtà la magia, o la magia realtà, e che l'hanno svelata, a loro insaputa, proprio oggi.



18.9.09

Mémoires





Sono di passaggio, con poche parole per definire.

Le immagini invece sono tante,
i progetti pure,
i desideri pure,
le sfide pure.




Lascio dei ricordi di stagione, schizzi di donne di mare, al mare di quest'estate.

In una di queste ci sono anche io.

A volte ci si accorge di quali disegni siano ritratti dal vero, e quali siano ritratti di memoria.



Buon weekend prima dell'autunno, in qualsiasi luogo siate,
su una terra che sentite vostra, o immaginandone un'altra,
ai piedi di un faro, o in cima a una vedetta di una spiaggia vuota,
sistemando i vestiti estivi nell'armadio,
guardando chi vendemmia,
chi aspetta.





7.9.09

O come le conchiglie dal mare






Ma certe nostre sere hanno un colore
che non sapresti dire
sospese fra l'azzurro e l'amaranto
e vibrano di un ritmo lento, lento
e noi che le stiamo ad aspettare
noi le sappiamo prigioniere
come le onde del mare
come le stelle del mare

Si muovono e c'incantano le ore
di certe nostre sere
e sanno di partenza e di tramonto
e di sorvolare lento, lento
ma noi che le sappiamo prigioniere
non le possiamo liberare
come le onde dal mare
come le stelle dal mare.


(Gianmaria Testa - Come le onde del mare)




Siete tornate, bello rivedere quelle finestre amate di nuovo spalancate.

Gli ombrelli son aperti sotto un cielo che cambia, e noi si guarda le conchiglie raccolte in questo tempo, al mare, a riva, arrivate a riva fin alla sirenina sbruciacchiata.
Per ognuna un ricordo stretto e lieve, dentro il palmo della mano.




e tu cosa farai domani?





14.8.08

Promenade



In realtà il disegno è di un pò di tempo fa. Correvano decisamente altri tempi, si direbbe. 

Però stasera tornando a casa dal mare in auto, con quella ogni volta stupefacente sensazione di leggerezza tranquillità pienezza che mi dà il mare mio, sorpassando una collina dal terreno arato che riconoscerei tra millecolline, ho intravisto da lontano due figure che passeggiavano sul crinale, e le ho amate. 
Poi a casa ho ritrovato questo disegno. 

Ecco, tutto qui, una semplice equazione matematica visiva.

(Buon ferragosto a chi passa di qui e che non so).

30.7.08

Dal mio caro amico Moreno


Mica è vero, era per non mettere il solito Chez Morenò Cedronì.
Siamo capitati lì avanti col bel telo da bagno pop e la pelle ancora da abbronzare, e alla fine, mentre prima ne snobbavamo la chiccheria, non abbiamo resistito al turchese del chiosco "clandestino" di Portonovo. Un pranzo aperitivo merendina in realtà, mini ma favoloso. 

Semplice veloce, un pò troppo chic se sei affamatissimo, ma ne vale il gusto, la sorpresa e il luogo, e quel turchese che ti riempe gli occhi e le lunghe posate da cicogna, per una ciotolina poco profonda, ma che faceva la sua figura, con un disegno a mosaico di colori come se guardassi l'insalatina di polipo contenuta dentro attraverso un vetro smerigliato.


Senti il mare, a volte basta poco.

28.7.08


(Sto per tornare)

17.7.08

Preferenze



Sala d'aspetto


Per qualche giorno non potrò scrivere, e probabilmente mi mancherà.

Nina però spero continuerà a disegnare, e a mettere da parte.

Col suo vestitino estivo intanto attenderà segni per capire qual è la porta giusta in cui entrare, o magari li creerà lei stessa, come suo solito, osservando e riflettendo sulla qualità della maniglia, sul fruscìo della porta quando si apre, sul rumore della porta quando sbatte, sul colore del legno e del vetro che la ricopre, e che permette a volte di guardarci dentro.

Francesca cercherà di non aspettare l'inserviente che si avvicina e dice "per di qua", o per lo meno nn è detto che la segua. Però ammette che a volte sarebbe molto più facile.

Entends tu (m'as dit)
(le chant du monde) à l'heure de la pluie
Quand l'aube se lève je la suis
Et quand la nuit tombe
Je tombe aussi

Je suis ici 
Je suis dedans
Je suis debut
Je ne me moquerais plus de tout

6.7.08

Come una pera cotta


...anzi, stracotta con vino rosso, grossi grani di pepe nero, cannella, zucchero.
Il grado di calore che sento è più o meno quello, e i capelli schizzati dalla salsedine del mare hanno un che di quel buffo picciolo di pera che si fonde con l'alluminio del pentolone.

Trattengo frescura dall'ombra di casa prima di uscire di nuovo a fotografare campi di grano della pre-Pasta Mancini durante gli ultimi giorni trebbiatura. Per salvare qualche immagine prima che sia tutto una tabula rasa.

Mi tuffo nell'oro e nella scia lunga che lascia.
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