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24.2.15

Adesso che

francesca ballarini illustrazioni il piccolo principe

Adesso che non so più niente
che il vuoto è bella dimora
che ho passi senza arsura
che siedo e imparo
a esitare, adesso

che non sei più al centro
e quello che conta non è più
al centro
ma spostato
tra le mani
dove le dita si disarmano
e fanno un gesto limato,
adesso questa categorica bellezza
di rami e cieli
pugnala solo
perché entri luce.



(Chandra Livia Candiani, da
La bambina pugile, ovvero La precisione dell’amore - Einaudi 2014)
  

Il piccolo principe è cresciuto -
ama le volpi, tanti tipi diversi di fiori, e non ha alcun interesse a diventare re.






*


2.9.14

Colors

aida francesco micheli francesca ballarini
"La luna è il più mutevole dei corpi dell’universo visibile, è il più regolare nelle sue complicate abitudini: non manca mai agli appuntamenti e puoi sempre aspettarla al varco, ma se la lasci in un posto la ritrovi sempre altrove, e se ricordi la sua faccia voltata in un certo modo, ecco che ha già cambiato posa, poco o molto. Comunque, a seguirla passo passo, non t’accorgi che impercettibilmente ti sta sfuggendo. Solo le nuvole intervengono a creare l’illusione d’una corsa e d’una metamorfosi rapide, o meglio, a dare una vistosa evidenza a ciò che altrimenti sfuggirebbe allo sguardo. Corre la nuvola, da grigia si fa lattiginosa e lucida, il cielo dietro è diventato nero, è notte, le stelle si sono accese, la luna è un grande specchio abbagliante che vola. Chi riconoscerebbe in lei quella di qualche ora fa? Ora è un lago di lucentezza che sprizza raggi tutt’intorno e trabocca nel buio un alone di freddo argento e inonda di luce bianca le strade dei nottambuli."

(dal racconto “Palomar guarda il cielo” - Italo Calvino)


Un prisma, sotto la stessa luna // Aida, estate 2014






28.12.13

La maggior pazzia



“Non muoia, signor padrone, non muoia. Accetti il mio consiglio, e viva molti anni, perché la maggior pazzia che possa fare un uomo in questa vita è quella di lasciarsi morir così senza un motivo, senza che nessuno lo ammazzi, sfinito dai dispiaceri e dall’avvilimento. Su, non faccia il pigro, si alzi da questo letto, e andiamocene in campagna vestiti da pastori come s’è fissato, e chi sa che dietro a qualche siepe non si trovi la signora Dulcinea disincantata, che sia una meraviglia a vedersi.”


Miguel de Cervantes, da Don Chisciotte della Mancha




*

30.9.13

Nina Despina

 le città invisibili illustrazione italo calvino francesca ballarini


«In due modi si raggiunge Despina: per nave o per cammello. La città si presenta differente a chi viene da terra e a chi dal mare.  
Il cammelliere che vede spuntare all'orizzonte dell'altipiano i pinnacoli dei grattacieli, le antenne radar, sbattere le maniche a vento bianche e rosse, buttare fumo i fumaioli, pensa a una nave, sa che è una città ma la pensa come un bastimento che lo porti via dal deserto, un veliero che stia per salpare, col vento che già gonfia le vele non ancora slegate, o un vapore con la caldaia che vibra nella carena di ferro, e pensa a tutti i porti, alle merci d'oltremare che le gru scaricano sui moli, alle osterie dove equipaggi di diversa bandiera si rompono bottiglie sulla testa, alle finestre illuminate a pian terreno, ognuna con una donna che si pettina.
Nella foschia della costa il marinaio distingue la forma d'una gobba di cammello, d'una sella ricamata di frange luccicanti tra due gobbe chiazzate che avanzano dondolando, sa che è una città ma la pensa come un cammello dal cui busto pendono otri e bisacce di frutta candita, vino di datteri, foglie di tabacco, e già si vede in testa a una lunga carovana che lo porta via dal deserto del mare, verso oasi d'acqua dolce all'ombra seghettata delle palme, verso palazzi dalle spesse mura di calce, dai cortili di piastrelle su cui ballano scalze le danzatrici, e muovono le braccia un po' del velo e un po' fuori dal velo.
Ogni città riceve la sua forma dal deserto a cui si oppone; e così il cammelliere e il marinaio vedono Despina, città di confine tra due deserti.»

Le città invisibili - Italo Calvino




(Dipende da dove arrivi - da dove arrivi? - e vedrai una forma diversa di me, della mia città.)










28.1.13

Ancora

nave illustrazione francesca ballarini
Come conchiglia abbarbicata e sola 
sul torace del tuo scoglio mi addormento. 
Resisto ai flutti della mia impazienza 
sentendo che il tuo cuore batte lento. 

(V.Lingiardi) 



Mi viene solo in mente quella storia dei fiumi, […] e al fatto che si son messi lì a studiarli perché giustamente non gli tornava 'sta storia che un fiume, dovendo arrivare al mare, ci metteva tutto quel tempo, cioè scelga, deliberatamente, di fare un sacco di curve, invece di puntare dritto allo scopo, […] c'è qualcosa di assurdo in tutte quelle curve, e così si sono messi a studiare la faccenda e quello che hanno scoperto alla fine, c'è da non crederci, è che qualsiasi fiume, […], prima di arrivare al mare fa esattamente una strada tre volte più lunga di quella che farebbe se andasse diritto, sbalorditivo, se ci pensi, ci mette tre volte tanto quello che sarebbe necessario, e tutto a furia di curve, appunto, solo con questo stratagemma delle curve, […] è quello che hanno scoperto con scientifica sicurezza a forza di studiare i fiumi, tutti i fiumi, hanno scoperto che non sono matti, è la loro natura di fiumi che li obbliga a quel girovagare continuo, e perfino esatto, tanto che tutti, dico tutti, alla fine, navigano per una strada tre volte più lunga del necessario, anzi, per essere esatti, tre volte virgola quattordici, giuro, il famoso pi greco, non ci volevo credere, in effetti, ma pare che sia proprio così, devi prendere la loro distanza dal mare, moltiplicarla per pi greco e hai la lunghezza della strada che effettivamente fanno, il che, ho pensato, è una gran figata, perché, ho pensato, c'è una regola per loro vuoi che non ci sia per noi, voglio dire, il meno che ti puoi aspettare è che anche per noi sia più o meno lo stesso, e che tutto questo sbandare da una parte e dall'altra, come se fossimo matti, o peggio smarriti, in realtà è il nostro modo di andare diritti, modo scientificamente esatto, e per così dire già preordinato, benché indubbiamente simile a una sequenza disordinata di errori, o ripensamenti, ma solo in apparenza perché in realtà è semplicemente il nostro modo di andare dove dobbiamo andare, il modo che è specificatamente nostro, la nostra natura, per così dire, cosa volevo dire?, quella storia dei fiumi, sì, è una storia che se ci pensi è rassicurante, io la trovo molto rassicurante, che ci sia una regola oggettiva dietro a tutte le nostre stupidate, è una cosa rassicurante, tanto che ho deciso di crederci, e allora, ecco, quel che volevo dire è che mi fa male vederti navigare curve da schifo come quella di Couverney, ma dovessi anche andare ogni volta a guardare un fiume, ogni volta, per ricordarmelo, io sempre penserò che è giusto così, e che fai bene ad andare, per quanto solo a dirlo mi venga da spaccarti la testa, ma voglio che tu vada, e sono felice che tu vada, sei un fiume forte, non ti perderai.

(da City - A.Baricco)



6.12.11

I racconti di Ninopoli

tolstoj illustrazione ballarini

Eroe del racconto, eroe che io amo con tutta l'anima e che ho sempre cercato di riprodurre in tutta la sua bellezza, e che sempre è stato, è e sarà meraviglioso, eroe del mio racconto è la verità.

(da I racconti di Sebastopoli - L.Tolstoj)



*

2.11.10

Svista


bacio ranocchio illustrazione francesca ballarini
"Lucy smise di cercare di capire se stessa, e si unì alle vaste schiere degli ottenebrati, che non seguono né il cuore né il cervello, e marciano verso il loro destino sotto l'insegna di una parola d'ordine. Queste schiere sono gremite di persone caritatevoli e pie, che però si sono arrese all'unico nemico che conta veramente – il nemico interiore. Hanno peccato contro la passione e la verità, e ogni loro affannosa rincorsa di una verità sarà vana. Col passare degli anni, diventano oggetto di critiche. La loro carità e la loro pietà mostrano delle crepe, il loro acume diventa cinismo, la loro generosità ipocrisia; dovunque vadano non producono che malessere. Hanno peccato contro Eros e contro Pallade Atena".

(E. M. Forster -"Camera con Vista")




Ci sono sviste e sviste.




*

7.9.10

Ti rubo un passaggio



ll sette settembre duemiladieci, sul far del giorno, Nina salì in cima al torrione del suo castello per considerare un momentino la sua situazione storica. La trovò poco chiara.


"Non volevo più rifiutare un amore, ma affermare il mio."






(Tutto questo, o quasi, lo scriveva Queneau, io gliel'ho rubato)




1.9.10

Il ponte



Marco Polo descrive un ponte, pietra per pietra.
- Ma qual è la pietra che sostiene il ponte? - chiede Kublai Kan.
- Il ponte non è sostenuto da questa o da quella pietra, - risponde Marco, - ma dalla linea dell'arco che esse formano.
Kublai Kan rimase silenzioso, riflettendo. Poi soggiunse: - Perché mi parli delle pietre? È solo dell'arco che mi importa.
Polo risponde: - Senza pietre non c'è arco.

(I. Calvino)



14.8.10

Come la luna


"La luna di pomeriggio nessuno la guarda, ed è quello il momento in cui avrebbe più bisogno del nostro interessamento, dato che la sua esistenza è ancora in forse."
(Palomar - I.Calvino)


Anche lui, come la donna che attendeva e immaginava "a case of you", fa parte di Ninopoli.
Ed arriva qui, mentre guarda fuori la città, con un pensiero di Calvino. Si son incontrati in tempi diversi lui e il pensiero, e si sono trovati ora. Oppure io li ho fatti trovare in questi giorni sfuggenti di tempo finito per qualcuno, e che a te che ci pensi e non ti capaciti all'idea, dici che pare non basti mai il tempo, e intanto ti frega e ci rimani di stucco. Perché ci si accorge davvero del suo valore e ricordi di salvare i momenti e curarli e inventarne di nuovi nelle volte in cui quel tempo scompare.

"(...) ma ora non c’è dubbio che è la Luna che se li porta addosso come lividi o ecchimosi, e non si può più crederli trasparenze del fondale celeste, strappi nel manto d’un fantasma di Luna senza corpo. Piuttosto ciò che ancora resta incerto è se questo guadagnare in evidenza e (diciamolo) splendore sia dovuto al lento arretrare del cielo che più s’allontana più sprofonda nell’oscurità, o se invece è la Luna che sta venendo avanti raccogliendo la luce prima dispersa intorno e privandone il cielo e concentrandola tutta nella tonda bocca del suo imbuto.»


Lui lassù dai pantaloni gialli come il cielo, nasceva come il Ian French del racconto di K.Mansifield, che ama una donna del palazzo di fronte, e che non sa raggiungere, teme l'incontro e preferisce immaginare la sua vita con lei.

Ma ora per quella luna che guarda è anche il Palomar di Calvino, colui che pensa al modo indicativo tempo presente e guarda un punto apparentemente insignificante portandolo all'infinito.

"Palomar è già passato ad un altro ordine di pensieri: è il prato quello che noi vediamo oppure vediamo un’erba più un’erba più un’erba...? Quello che noi diciamo “vedere il prato” è solo un effetto dei nostri sensi approssimativi e grossolani; un insieme esiste solo in quanto formato da elementi distinti. Non è il caso di contarli, il numero non importa; quel che importa è afferrare in un solo colpo d’occhio le singole pianticelle una per una, nelle loro particolari differenze. E non solamente vederle: pensarle. Invece di pensare il prato. Pensare quel gambo con due foglie di trifoglio, quella foglia lanceolata un po’ ingobbita, quel corimbo sottile..."

Questi giorni passati e ancora, Nina è così, e nella città invisibile di Ninopoli si guarda attenti la luna di pomeriggio.



Buon ferragosto a voi





10.5.10

Rincuorami


“Fu la mia porzione quella donna venuta fino a me. Edificammo contentezze, lenticchie di una festa minore ma continua. Fu la mia porzione e non l’ho custodita. È stata poco con me, una breve durata nel corso della vita, però è venuta. […] Essere al mondo, per quello che ho potuto capire, è quando ti è affidata una persona e tu ne sei responsabile e allo stesso tempo tu sei affidato a quella persona ed essa è responsabile per te. Sette anni non furono pochi. Anche se fossero stati la metà o la metà ancora, non sarebbe stato poco. Non ci si può lamentare della brevità, non è giusto, ma della lunghezza sì. Ho avuto imbarazzo a vivere ancora.”

(Erri De Luca - Non ora, non qui)


Penso, l'ascolto, scorgo il monito, c'è la mia paura dentro.

Rincuorami vuol dire infondimi nuovo coraggio.




31.1.10

Cuore e corpo



"Lascia che ti dica un'ultima cosa. Magari ci sono andato vicino, ma non ho mai avuto ciò che hai avuto tu. C'era sempre qualcosa che mi tratteneva o mi ostacolava. Come vivi la tua vita sono affari tuoi.
Ma ricordati, cuore e corpo ci vengono dati una volta sola.
La maggior parte di noi non riesce a fare a meno di vivere come se avesse a disposizione due vite, la versione temporanea e quella definitiva, più tutte quelle che stanno in mezzo. Invece di vita ce n'è una sola, e prima che tu te ne accorga ti ritrovi col cuore esausto e arriva un momento in cui nessuno lo guarda più, il tuo corpo, e tantomeno vuole avvicinarglisi. Adesso soffri. Non invidio il dolore in sè. Ma te lo invidio questo dolore".

(A. Aciman - "Chiamami col tuo nome" )



Parto per una decina di giorni verso Londra, faccio muovere le ginocchia, ma per lavoro. A ogni giorno penso darò un numero, che di alti e di bassi - come un ottovolante, ma un 8 che spero non sia infinito- fin troppo mi stanno sconquassando lo stomaco, giusto per rimanere nella percezione fisicacorporea del quotidiano.
Ché Nina spesso fa la vaga, fa l'eterea, ma il "momento delle caviglie" è il più netto in lei, ed è quello che davvero la dovrebbe far muovere.



5.12.09

Dove ha origine la pioggia






Questi giorni sembro assente, ma in realtà vago, viaggio e vi leggo.
E' in preparazione una mostra fotografica in Caseificio, in realtà la mia prima vera mostra fotografica, per cui sono parecchio emozionata, e pure ridarella!, perché mi fa strano sia il luogo che la situazione tra le bufale e stracchini. Ma ci tuffiamo.

C'è stato il disgelo dopo un compleanno lieve, con delle luci arrivate a casa, inaspettate: nella credenza uno scrigno bianco di nome Pellegrino Artusi, nel petto una foglia luccicante che mi illumina il cor, e dolci pensieri di persone che sono reali, anche se le vediamo solo e sempre sottoforma di parole scritte e immagini da uno schermo luminoso. Ma esistono davvero.

La realtà è davvero la cosa più bella quando si sogna tanto.


Un regalo è stato il libro su Tina Modotti, romanzo biografico. Ma non son qui a parlare di questo perché non l'ho nemmeno iniziato. Proprio quando lo cercavo per leggerlo, infatti, mi era stato già rubacchiato e veniva spaginato da altre mani care, qualche stanza più in là.

In sua assenza allora mi sono volta alla vecchia biblioteca, dei libri letti passati preferiti; alcuni di essi, di cui ormai vedo il dorso da anni, stan lì un pò come quadri, e tu abituata alla loro presenza. Fan parte del tuo ambiente, e pur avendoli amati arrivi a non prenderli per molto tempo.

Fatto sta che quella sera ne ho preso uno speciale, così, casualmente si dice, ma non ne sono poi così sicura.
Un libro che comprai in Francia, quando ero a Bordeaux, circa 3 anni fa. Speciale perché in francese, ma di autrice italiana, ed è un romanzo per "giovani lettori", un pò come era il Battello a Vapore, alla mia età.

Appassionata di illustrazioni e libri per bambini e storie e racconti, ero capitata alla libreria nel giorno in cui l'autrice stessa presentava il libro e una bravissima ragazzina dai capelli rossi ne recitava alcuni tratti. L'autrice Beatrice Masini, e il libro "Si c'est une petite fille".

Allora, mentre imparavo meglio il francese, lo lessi con facilità e con grande piacere, e m'illuminai di versi frasi pensieri, e ricordo che mi stupiva che fossero così "da grandi".
E' la storia di una mamma che se ne va troppo presto, e "dal cielo" parla alla figlia, che a sua volta racconta. Una specie di diario a due. Commovente e toccante, senza retorica.

Insomma, sfogliandolo l'altra notte ho ritrovato i segni di matita che feci allora su alcuni passaggi, davvero belli, e non so perché rileggerli in francese mi faceva sentire ancora più pungente l'emozione.
Come se ritornassi là e capissi il perché di alcune mie scelte.
Un pò le avevo "dimenticate". Un pò come i dorsi di libro che ci guardano da tempo dalla libreria.
Incredibile come tutto si racchiuda a volte, no?

Tra le tante tracce di matita che avevo lasciato, una sottolineava un passaggio che avevo scordato che fu lì la prima volta in cui lo lessi. E' la donna che racconta del sogno che aveva da giovane, e che ora immagina per sua figlia sulla terra.
L'origine di un pensiero forte, che costruisce me ancora adesso. E che un pò mi ha portato a creare un immaginario che spiega cuore e pensieri miei miei, davvero miei.


"Je rêvais déjà d'un homme parfait: une personne loufoque, quelqu'un qui t'emmène courir sous la pluie pour sentir la bonne odeur de la terre, quelqu'un comme cela".



Io l'avevo scritto qui, un anno fa, in questo vecchio post: e non è come lì scrivevo, non è nel tempo di bimba-ninetta che lessi quella frase.
Solo che evidentemente, da piccola, esisteva una sensazione simile che avevo sognato, o pensato che fosse molto bella, che dovesse essere così. Nell'ingenuità e nella non-coscienza di tante cose ovvio. Ma un pò di coscienza, di armonia d'assortimento, di desiderio di futuro ce l'abbiamo presto secondo me.
E la mia memoria aveva amalgamato tutto quanto, trovandomi finalmente di fronte a quella frase, così chiara e fisica e pura, e il cerchio si è chiuso.

Felice di aver ritrovato proprio ora, in questi giorni, l'origine della pioggia. Tanto lo so che si chiude sempre tutto in un'immensa O, magari la stessa O lo sa, o come me lo saprà.
"J'étais l'ange dans la dernière rangée, j'étais en dehors du cercle de la lanterne sur la porte, derrière Nini, comme un garçon qui aurait trop grandit. Mais toi dans l'obscurité tu as cherché mes yeux, tu as souri et je n'ai plus eu froid".





14.11.09

Chanson d'automne, riflesso d'estate




Lo sapevo io che quel libro mi sarebbe piaciuto.
Mi fermo a ogni bivio a rifletterci su, come se vedessi in lui qualcosa che ho visto già io sulla mia strada. Ma visto visto dico.



Capitolo diciassettesimo
Un nuovo cuore

Me la ricordo questa pioggia d'estate.

Giorno dopo giorno percorriamo la nostra vita come si percorre un corridoio.

(...)

E poi, pioggia d'estate..

Sapete cos'è una pioggia d'estate?

All'inizio la bellezza pura che irrompe nel cielo, quel timore rispettoso che si impadronisce del cuore, sentirsi così irrisori al centro stesso del sublime, così fragili e così ricolmi della maestà delle cose, sbalorditi, rapiti, ghermiti dalla magnificenza del mondo.
Dopo, percorrere un corridoio e d'improvviso penetrare in una stanza piena di luce. Un'altra dimensione, certezze appena nate. Il corpo non è più un involucro, la mente abita le nuvole, sua è la potenza dell'acqua, si annunciano giorni felici, in una nuova nascita.
Poi, come le lacrime, che sono talvolta tonde, abbondanti e compassionevoli, si lasciano dietro una lunga spiaggia lavata dalla discordia, così la pioggia estiva, spazzando via la polvere immobile, è per l'animo degli esseri come un respiro infinito.

Quindi certe piogge d'estate si radicano in noi come un nuovo cuore che batte all'unisono con l'altro.



(da "L'eleganza del riccio" - M.Barbery)






7.11.09

Much ado about nothing

«Sigh no more, ladies, sigh nor more;
Men were deceivers ever;
One foot in sea and one on shore,
To one thing constant never;
Then sigh not so,
But let them go,
And be you blithe and bonny;
Converting all your sounds of woe
Into hey nonny, nonny!»


«Dame gentili non più sospiri;
tutti gli amanti sono incostanti;
un piede in terra un altro in mare,
non sospirate, fateli andare.
E in ogni guisa fra giochi e risa
mutate l’intimo vostro rovello
in un ironico bel ritornello.
Trallerallera, trallalallà!»




(Molto rumore per nulla - W. Shakespeare)




***
ore 16.40 (più tardi)


Ma in fondo, è come dice Papavero che coglie nel segno e non posso imbrogliare più di tanto una certa essenza di fronte a lei, per cui la seguo e riporto qui ciò che mi scrive:


"Non è mai per niente quello che si fa, quello che ci tocca fare, quello che non possiamo non fare, ergo se ci corrisponde una volta fatto è fatto! Incacchiarci è lecito ah certo! Personalmente non mi angoscia la nozione di dispendio di più mi rode quello che non ho fatto..le ragioni sono state mille, inconsapevolezza, pigrizie, paure, paralisi d'ogni tipo".



E' quello il rumore più grosso.





***

“Sentiva che il mare, che amava tanto, poteva essere crudele e indifferente, ma lo amava lo stesso, come si ama la vita, sapendo che può essere sia indifferente che crudele, e tuttavia aspettandosi ostinatamente da lei il miracolo della felicità”.

(Il tè e l’amore per il mare, di Fazil’ Iskander, Edizioni e/o)




9.9.09

Playing with Nina




Oggi, come un gran minestrone di preannuncio-autunno mi metto a far giochini: uno a cui sono stata invitata dalla cara eve, che sa che poi mi tenta sempre.., e il secondo che avevo letto già in giro tempo fa, e ora, per chiudere l'estate, vi partecipo anch'io, checcosìcifacciamo2risate.


1.
Nina e il gioco del rilasso pomeridiano subito dopocaffè, come seduta con un buon libro a una poltroncina appena illuminata dal giorno fuori che s'accorcia sempre più (oppure con un bel pò di bambole e pupini con cui parlottare).

"Il gioco prevede che la persona trascriva la quinta riga di pagina 161 del libro che sta leggendo, citandone l'autore e il libro e che passi ad altre cinque persone il compito (e io già dico Papavero! Fastidiosa! Alex! Kja! Artemisia!)..."

Sto leggendo i Racconti di Katherine Mansfield, che, ancora per inciso, seppure a quasi un secolo di distanza, mi fa trovare me tra le righe della sua biografia, o meglio poetica, che però per lei sono indissolubilmente legate. Nella brevità, asciuttezza, istantaneità delle cose. Onestà-verità la chiamava. Ve lo racconterò prossimamente.

E lei a quel rigo di quella pagina dice:


"(...) e lui mai le avrebbe fatto sapere quanto era efficace".



Direi che calza. Come un guanto.




2.
Nina on the net. Nel senso di rete da pesca, che a volte Nina-pesce ci entra, voglio dire, la trovano quella giusta, a volte ci arrivano pensando di trovare altro, e poi la trovano comunque, altre volte manda proprio fuori strada e scivola da una delle maglie. E infine, a volte, è lei che trova loro, in quel che cercano, e lei li ringrazia.

(Traducendo: in questo gioco scandaglio le parole chiave che trovo in Google Analytics attraverso cui il "mondo" è arrivato a me. E' davvero un fiume di campi semantici nineschi. Lo terrò a mente).


io e nina

sinfonina

bei pensieri

disegnare girasoli

forme di specchi

sono una donna

how can you stay outside there's a beautiful mess inside

io nina e le altre blog

risotto verde

sono una ragazza

un fiore e'

"chiamami con il tuo nome"

"il mio amore per heathcliff somiglia alle rocce nascoste ed immutabili: dà poca gioia apparente, ma è necessario. nelly: io sono heatcliff! egli è stato sempre, sempre, nel mio spirito"

"sacco di auguri"

&

..voglio essere io a deviare la corrente...a portare le cose verso una mia direzione...

6 numeri

andrai a vivere con alice che si fa il whisky distillando fiori..

calicantus foglie bucate

canzone nina nina nina ho (questa è veramente geniale)

canzoni con il nome nina

cardiologi a tutta la notte

cardiologia de gregori

chi e nina

come gli adesivi che si staccano lascio che le cose succedano

come si disegna un girasole

cosa è la chiave paspartout

cuori disegnati

depressione alzati e cammina (questo, in realtà, mi dà da pensare)

dicono che quando incontri l'amore della tua vita il tempo si fermi big fish

donna tecnologica

e tu, amante audace..non potrai mai baciare lei che ti è così vicina...ma non lamentarti se la gioia ti sfugge...

eccome il girasole

fiori di colore lilla

fleuriste charmant bruxelles (sei stato in belgio e non me l'hai mai detto?)

for you and for me

forme specchio

francesca e nina

gluten free adesivo

ho sentito una canzone che fa i won lilla come si chiama? (...)

i miei numeri karma

il cieco con la voce buona

immagini pc sabbia mare

io &

je (che bella l'essenzialità!)

l'amore ha sempre fame, non l'avevi notato.e dice sempre con disinvoltura senza paura dice: “mai”, senza paura mai.

la pioggia porta via con se.....

la sua pioggia

le varie forme di pane

marca con etichetta bianca e cuore rosso

mare ombrello

mietitrici donne

muro color lilla

naugrafar

nina e io

nina ogni giorno sei sempre più bella

nina simbolo

nuove forme di specchi

ode tiramisu

ondeggia la vita

parole che ti aiutano a conciliare il sonno o canzoni (...)

perchè i girasoli si girano verso la luce?

rumore della sabbia

senti come sono dentro di me

sospesa a mezz'aria

specchi a forma di fiore

specchi a forme di donna

specchio a forma di albero

specchio convesso per strade

tenpesta ta more

testo come un albero

tiramisu in bicchiere

traduzione se tutto il resto perisse e lui restasse

video songs for you truth for me

www.papaverodicampo.blogspot.com (Papaveromio ci sei!)

odysseas elytes (e pure tu, ovunque).




Ore 16, basta giocare, si torna a lavorare!





21.7.09

L'attenzione è una forma di preghiera



(Sui miei capelli scriverei come fossero le righe di un quaderno. Se scrivessi sui tuoi ritornerei sempre da capo)


"L'attenzione, è stato detto, è una forma di preghiera, il riconoscimento della realtà oggettiva, di un ordine, di confini; un modo di guardare al di là e al di sopra del proprio Io, di sapere che nessuno è il satrapo tirannico e capriccioso del mondo né può devastarlo a suo arbitrio.
C'è una robusta bontà delle mani, proprio di chi bada all'altro e non si concentra sterilmente solo sulle proprie smanie; assomiglia all'infanzia, la cui fantasia si accende per un sasso o per una scatola di fiammiferi vuota, e assomiglia soprattutto all'arte, che non esiste senza questa sensuale, curiosa, scrupolosa passione per la concretezza fisica e sensibile nei particolari, per le forme, i colori, gli odori, per una superficie liscia o spigolosa, per la rivelazione che può venire dall'orlo della risacca o dal bottone fuori posto di una giacca".


("L'infinito viaggiare" - Claudio Magris)




27.3.09

Let it fall








Jim era deciso a lasciare che succedesse quel che doveva succedere. Faceva, col cuore e con le mani, come un piccolo bordo attorno a Kathe, perché lei non scivolasse fuori sbadatamente: ma muraglie non ne avrebbe costruite.



(Jules e Jim - H. Roché)




21.3.09

Passaggi come gabbiani dal mio cilindro




Ancora una volta, lei lo accompagnò in città. Quante volte avevano preso insieme quel trenino pieno di fumo. Si tenevano le mani. Lei s’era tolta i guanti; uno di questi rovesciato, posato sulle ginocchia, aveva la forma di un cuore con l’aorta tagliata.
 «Guarda il mio cuore sulle tue ginocchia» disse Jim.




(Jules e Jim - H.Roché)



14.1.09

Specchi di varie forme



Non scopro nulla di nuovo per il mondo. Ma il libro che sto leggendo mi ha portato ad altrettanta citazione, e ancora una volta trovo specchi.


"E' difficile da spiegare. Ma certo tu hai, tutti hanno, l'idea che ci deve essere fuori di noi, un'esistenza che è ancora la nostra. A che scopo esisterei, se fossi tutta contenuta in me stessa? Se tutto il resto perisse e lui restasse, io potrei continuare ad esistere, ma se tutto il resto durasse e lui fosse annientato, il mondo diverrebbe, per me, qualcosa di immensamente estraneo: avrei l'impressione di non farne più parte. Il mio amore per Linton è come il fogliame dei boschi: il tempo lo trasformerà, ne sono sicura, come l'inverno trasforma le piante. Ma il mio amore per Heathcliff somiglia alle rocce nascoste ed immutabili; dà poca gioia apparente ma è necessario. Nelly, io sono Heathcliff! Egli è stato sempre, sempre nel mio spirito: non come un piacere, allo stesso modo ch'io non sono sempre un piacere per me stessa, ma come il mio proprio essere. Lui è più me di me stessa."


Lui è più me di me stessa.



("Cime Tempestose" - E. Brontë)
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