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1.2.16

Sempre ora



"La poesia è un'iniziazione perpetua, e il mondo comincia ora, sempre comincia ora".


-

*

*



11.2.15

Come tanti puntini tra parentesi

francesca ballarini illustrazione szymborska
(...)

 Dove mi ero rintanata,
dove mi ero cacciata –
niente male come scherzetto
perdermi di vista così.

(...)


w.s.




A Shaun Tan, a Wislawa Szymborska, a chi mi sveglia, a chi mi trova.


*





26.1.15

La strada

francesca ballarini illustrazione bianca tarozzi


Sì. Cammina e cammina
per la strada sbagliata,
bianca, quella bambina
non ritrovava più le cose note:

dov'era la sua casa,
sul lato della strada,
con due sedie sui lati della porta,
la grande sporta

di paglia piena di fagioli secchi
da sbucciare e nel cesto quattro stecchi?
E il lavatoio lì, di fronte a casa,
di pietra grigia, sotto la tettoia?
 
Era tutto scomparso. Ed era mai
esistito davvero?
Alto nel cielo
le nubi trasvolavano di fretta

senza badarle: e presto un temporale
si annunciava, e un gran vento
soffiava. Fino a che
lo capì: quella strada non portava

a nulla, quella
era una falsa strada, dritta e muta
non abitata, non riconosciuta.
Si fermò; in quel momento

vide quattro stradini col piccone:
battevano, battevano la strada,
per migliorarla, o forse per pulirla,
per renderla più dritta, per rifarla.

Dissero che il paese era lontano
e da tutt'altra parte, e lei
ripercorse la strada sconosciuta
per tornare da dove era venuta.

Così era cominciato, il grande viaggio
fatto di traiettorie contrapposte,
percorse, poi negate e riproposte
in altra direzione, all'infinito:

e il viaggio era scandito
da poche frasi con gli sconosciuti
ch'erano lì per caso, nel momento
in cui mutava il senso dell'andare.

Strade percorse in sogno, grandi case
esplorate, e le chiese
immense, sconsacrate,
e altissime muraglie

come palazzi assiri
o montagne scolpite come a Petra
in un paesaggio senza spiegazione,
in un silenzio senza una ragione.

La strada che non sai dove ti porta
è più lunga, più lenta: ad ogni passo
qualche cosa ti tenta, ti costringe
a fermarti, ti spinge

dietro la curva, o in un sentiero a lato:
per vedere la felce chiaroscura
o un grande masso, in mezzo alla radura
davanti a un casolare abbandonato.

No, non era la meta ad incantare:
era l'andare senza alcuna meta.



(Bianca Tarozzi, da "Prima e dopo") 





27.9.13

Agli, altri



Dedica. 

Porre attenzione agli altri, a lei piace. È un po' un'attitudine, o una genetica. Forse è per questo che inciampa facilmente nei soffritti, nei battuti e soprattutto nei pesti - sembra proprio fatta apposta.

"Bisognerebbe fare attenzione anche a questo, signorina. Essere dedicati non significa non avere contorno e contenuto".


*

 

12.9.13

Tra le righe

poesie vivian lamarque illustrazione francesca ballarini








Strati di settembre.
["In metereologia, lo stratus, o strato, è una nube molto bassa e uniforme a sviluppo orizzontale di colore variabile. Per 'giornata nuvolosa' si intende un cielo pieno di nuvole stratiformi che oscurano il Sole. Quando questo tipo di nube riesce a raggiungere il suolo ha origine la formazione della nebbia"].


*

11.6.13

5.










"Sei così piccola, ma prendi così tanto spazio."



Stanotte Io & Nina compie 5 anni. Un lustro - illustre non so, lustrato a tratti, illustrato da segni e non segni. Tempo colmo, che bombarda e riappacifica, trattiene e lascia andare.

Per festeggiarla fate questo, dite una verità - che per lei è l'eroe di ogni racconto.
Qui dentro, a qualcuno, all'aria - ma ditela. Che esca fuori da voi, che viva.

La mia verità - e la mia promessa, da sempre - è che noi non andiamo a caso, Nina.
Noi andiamo a casa. 
Tra corde e arpe, timballi e tamburi, è la nostra ricerca nel tempo, che straripa di senso, anche quando non lo vedi.

Perché, come dici spesso tu, "tout se tient".


Francesca



*


24.3.13

Ho i capelli lunghi

primavera illustrazione francesca ballarini







*



18.2.13

Blue

moonlight mile illustrazione ballarini

(just about a moonlight mile on down the road)



And I will not remember 
That I even felt the pain 
We shall walk and talk 
In gardens all misty and wet with rain 
And I will never, never, never 
Grow so old again 

Oh sweet thing, sweet thing
My, my, my, my, my sweet thing






*

18.5.12

Luce bianca

"C'è una certa quantità di gentilezza nel mondo così come c'è una determinata quantità di luce – continuò George in tono pacato – Si fa ombra su qualcosa quando si sta in piedi e non serve muoversi da una parte all'altra per salvare le cose. L'ombra ci segue sempre. Scegliere un luogo dove non si possa fare del male... sì, scegliere un posto nel quale non possiamo fare troppo male e rimanervi, per quanto vi riesce, di fronte al sole." 
(Camera con vista, 1954)

Entro in casa dopo 6 ore, da cui siamo partiti senza un minimo di saluto alle pareti, e trovo lo spicchio di mela lasciato da sbucciare ormai diventato scuro, le posate con la posa del pranzo quando è illuminato a giorno e invece ora, al crepuscolo, ha qualcosa di sospeso, e racconta del tempo che s'è fermato, ed è scorso altrove.

La parola di oggi è luce. Mia nonna Bianca si sta spegnendo, dalla sua età di 98 anni, lucidi sempre, lottati, dalle mani eleganti appuntite, rossetto sulle labbra, roccia di cuore e leggera di nome; ha deciso che sarà oggi l'ultimo soffio sulla candela indomita che ha dentro, l'ha detto e così sarà.
Le ho guardate a lungo oggi, quell'incrocio di mani addolorate ma salde: la mano di mia madre sulla fronte di Bianca, la mia mano sul ginocchio di mia madre. Disegnavano una curva, un cerchio che andava chiudendosi, e quei sospiri ultimi che s'avvicendavano, e che ancora stanno andando, come un sonno potente a occhi aperti che nessuno sa quando finirà del tutto. Ma ha un cuore così forte che pure del tempo se ne fa un baffo mia nonna, continua a respirare imperterrita col codino dal fiocco rosa e la camicia da notte con le gardenie, e magari è già in qualche paradiso a coglier fiori.
È piccola, sembra sempre più quella lepre addormentata sotto la copertina di lana, dentro ore inondate di una luce bianca, di pace: immagina la luce che passa nelle lacrime, eccolo, quel colore lì. Direi che diventa bianco cielo, o bianco petalo, o bianco anima.

All'uscita di quell'attesa ai piedi dell'albero secolare, lungo i cancelli grandi della Casa, c'erano dei fiocchi bianchi, festoni di nozze passate da un po'. Io penso fossero nastri bianchi al vento per Bianca, che sta lasciando questo mondo, col cuore forte di roccia, che continua a battere e battere e a non levare, una sorta di inno alla vita, nonostante le ombre, che ci seguono sempre.

Mi ha appena chiamato mia madre da là, è vicino a Bianca, che è vicino a un davanzale e vede fuori, e mi ha chiesto se anche io vedevo la luce del tramonto, e quanto era bella mammamia.

4.1.12

Il Bestiario di Nina

illustrazioni bestiario francesca ballarini

È cominciato così l'anno nuovo, a disegnare con le nuove crete e sanguigne e carboncini, dopo che Nina mancò un po' qui da casa sua. 
E cominciò disegnando animali e bestioline addormentate, e ognuna assomigliava a qualcuno di caro, attorno a lei. 
Calvino diceva: "scrivo per comunicare, perché la scrittura è il modo in cui riesco a far passare delle cose attraverso di me, delle cose che magari vengono a me dalla cultura che mi circonda, dalla vita, dall’esperienza, (...), a cui do quel tanto di personale che hanno tutte le esperienze che passano attraverso una persona umana e poi tornano in circolazione".

Nina si augura questo, per l'anno a venire e oltre: che ciò che assorbe e ama e vede e sente, fortemente o lievemente fuggente, riesca sempre a fermarlo, senza paura o troppe traduzioni, ovunque si trovi, e farlo tornare "in circolazione".  Si augura di avere le matite appuntite, gli sfumini sempre pronti (che quelli son importanti), abbastanza inchiostro anche se si butta, spazio nelle tasche almeno per un mozzicone di gessetto, e colori diversi per disegnare ogni storia e ogni anima cara che è sua, magari proprio attraverso quell'animaletto spiritello che immagina per ciascuno. Da cui impara, di cui ricorda, a cui insegna, che ama, che attende, che immagina, che conosce, che incontrerà. Tutti in giro, tutti in circolazione, due, tre, dieci, n volte. E poi si augura di avere sempre colui che glieli doni gli strumenti, come stavolta e come ogni volta. 

Oggi mi sono sentita una volpe assopita, che forse aspetta passi l'influenza, e intanto sogna nuove furberie. Chissà se a fine anno sarò sempre lei, o ancora a cercare la forma più giusta e più mia, il δαίμων, lo spirito-guida "che ci assiste nelle decisioni" secondo Socrate, "l'autentica natura dell'anima umana, la ritrovata coscienza di sé"!

Intanto la nonna di Nina, che tiene sempre stretto il suo astuccio di piccoli tesori in una sorta di veglia, e Grace, col suo maglione rosa, caldo quando è freddo e fresco quando è caldo (quando ero piccola era rosa, ora è quasibianco), indubbiamente, vi assicuro, hanno trovato il loro.


Buon inizio a noi,
Nina Zzzzzz.

*

10.8.11

Quando Nina s'incarta

Si fa presto a dire Nina, ma mica è così semplice.

Voglio dire, Nina è una, ma è pure doppia, e a volte s'incarta. La carta la assorbe, come inchiostro, e lì dentro si nasconde per un po'.

Ma se un giorno andrà oltre, al di là del foglio, come su una carta bagnata, il disegno che fa di se stessa, è sicuro, diventerà realtà.


Nina s'incarta from francescanina on Vimeo.



Buona metaestate a voi,

da Nina Pinzillacchera
*




4.5.11

Il Sarto


illustrazione sartoria fashion moda psicologia
A volte mi pare di crescere e non avere l'abito adatto a contenermi.
Succede che si scuce qualcosa, esco fuori dai bordi, dagli orli, dalle maniche. Mi lacero un lembo della camicia, la cima di un calzino, si lima il ginocchio.
Strap.

Poi mi ricucio da me, con ago e filo.
Ci vuole tempo per farlo, e contorsioni notevoli, soprattutto se lo strappo è su estremità mai affrontate prima, e quelle son difficili.
A volte è la Natura ad addolcire la guarigione (per esempio, io mi ricucio con calma se sto seduta su una panchina sotto tanti alberi), a volte è una musica (e allora la cucitura diventa più un ricamo), e a volte è la mia di forza, evviva!, che si risveglia di soprassalto da un sogno notturno e mi dice suvvia, tutto passa, sì pure quel filo multicolore con cui vuoi ricucire il bottone!
E mi ricucio. E il vestito si adatta.

In quei momenti di vulnerabilità-da-pelle-nuda però tanto vorrei, così tanto, che esistesse un Sarto tutto per me. Uno che ti conosce meglio di quel che ti conosci tu, che ogni tanto ti rompi di fronte a cose.

Uno che sa che sgualcirai il vestito, e sì, te lo lascia sgualcire. Ma che poi te lo ricuce nel modo giusto, ci pensa lui a placare l'animo, a spiegarti che succede, ché l'abito che verrà fuori sarà quello che sempre più ti assomiglierà, dove riconoscerai le linee d'espressione tue, della tua memoria.
"Guarda, sei sempre più bella, sei sempre più tu."

Sarebbe fantastico no? E molto più semplice e rassicurante di una mano tremula come la mia, perché a volte mi pungo e magari, dico, faccio pure peggio a tutto questo scampolo di stoffa.


Ecco, il mio Sarto sarebbe come me. Non troppo alto, della mia età. Capelli scuri, occhi pure scuri, mani piccole e affusolate. Avrebbe le fossette e un neo sulla guancia sinistra. Probabilmente sarebbe una donna. Una matita a sostenere i capelli e un piccolo metro che circonda la vita.

"L'importante è avere un buono specchio di fronte, Nina."



*

21.4.11

n/a (not available)



"Il mio nome è Altrove. Nina Altrove."

*

23.3.11

Riflessi(oni)

borges illustrazione specchio
Come sarà il mio redentore? Sarà forse un toro col volto d'uomo? O sarà come me?

(J.L.Borges)




*


21.3.11

Love song

illustrazione amore ballarini

L'albero m'è penetrato nelle mani,
La sua linfa m'è ascesa nelle braccia,
L'albero m'è cresciuto nel seno -
Profondo,
I rami spuntano da me come braccia.
Sei albero,
Sei muschio,






*

15.3.11

Nascondina


(Ognuno ha le sue tane preferite. Funzionanti o no, ti proteggono. Come la frangetta che ti copre la fronte, o lo scialle che t'aspetta sul letto. Poi però arriva il vento che ti scopre, e il mattino che ti sveglia. Insomma un nascondino che ha un tempo finito, perché alla fine ti si vede, c'è qualcuno che fa tana per te. Oppure incosciente ti fai trovare. E insomma non è detto che sia cosa brutta. Tutt'altro.)


*

11.3.11

Esame di coscienza

 illustrazione fashion regista montaggio star

25.1.11

Got in translation

illustrazione sintetica


Nessuno può immaginare
quel che dico quando me ne sto in silenzio
chi vedo quando chiudo gli occhi
come vengo sospinta quando vengo sospinta
cosa cerco quando lascio libere le mie mani.
Nessuno, nessuno sa
quando ho fame quando parto
quando cammino e quando mi perdo,
e nessuno sa
che per me andare è ritornare
e ritornare è indietreggiare,
che la mia debolezza è una maschera
e la mia forza è una maschera,
e che quel che seguirà è una tempesta.
Credono di sapere
e io glielo lascio credere
e avvengo.


(J. Haddad)


*

18.11.10

Prospettive con punti di fuga

illustrazione disegno francesca ballarini gabbia d'amore

"Andiamo?" 
"Andiamo." 

I due non si muovono.


(Aspettando Godot - S. Beckett)



Nina Girapagina #2

illustrazione capelli francesca ballarini gira pagina

Nina seduta e disegna, s'ispira e inspira e respira, e sospira.
Nina siede e si sdegna, segna un sorriso, degna di un riso.

Chissà se è seduta su un letto di piume, come gran cuscino,
oppure aspetta di risorgere, forse sgorgare 
da una gonna a coda di sirena, 
bellepronta per quando farà festa?

Nina Girapagina dice cose senza senso,
ma lo nasconde il senso, perché il senso c'è tutto
e pure il verso, di quei capelli
all'aria, son pagine girate dal vento.


L'aube se lève
Et le vie ce cortège défile
tombe la neige
la danseuse se réveille s'étire
moi j'vais à pied
de mon lit à ma table y'a pas d'bus
dire que je vais rester
toute la journée
assise

Vous papillons épinglés
une belle nuit d'été sur ma page!
vous amoureux déchirés
couchés sur le papier bien sages!
c'est à mon tour regardez
j'ai une voix pour chanter
j'ai des pieds pour courir

j'vais quand même pas rester toute ma vie
à écrire.
*




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