11.6.13

5.










"Sei così piccola, ma prendi così tanto spazio."



Stanotte Io & Nina compie 5 anni. Un lustro - illustre non so, lustrato a tratti, illustrato da segni e non segni. Tempo colmo, che bombarda e riappacifica, trattiene e lascia andare.

Per festeggiarla fate questo, dite una verità - che per lei è l'eroe di ogni racconto.
Qui dentro, a qualcuno, all'aria - ma ditela. Che esca fuori da voi, che viva.

La mia verità - e la mia promessa, da sempre - è che noi non andiamo a caso, Nina.
Noi andiamo a casa. 
Tra corde e arpe, timballi e tamburi, è la nostra ricerca nel tempo, che straripa di senso, anche quando non lo vedi.

Perché, come dici spesso tu, "tout se tient".


Francesca



*


26.4.13

Porta impazienza

poesie rondoni illustrazione francesca ballarini
Ci vuole pazienza in amore
e anche impazienza,

luce ma lasciare
spazio anche per l'ombra.

Lo sa il vecchio pino, alto, nel cortile
che ha veduto dalle finestre
e fermato il volo
di parole che per tristezza volevano buttarsi
e poi ha veduto

vetri spalancarsi al sole
spinger via paura, stanchezza
e il morire delle case.

Lo sa che ha trattenute appese
le voci cambiate dei ragazzini
e le occhiate delle donne
sole a fumare alle finestre.

Ci vuole pazienza nell'amore
e anche furia,
la furia bella dei bambini
che ridono e capriòlano
quando ritorna qualcuno,
e fan le corse in corridoio, si fan notare

e quella del pino antico che nel gelo
e nel cupo silenzio della città
stringe le radici, nascoste
come un ferito le sue cicatrici.


(D.Rondoni)





28.3.13

Già domani

 francesca ballarini illustrazione cognizione del tempo
SALA D'ASPETTO

L'intero spazio della mia vita
fu una sala d'aspetto da soglia a soglia,
racchiusa da vetri con aria in cornici d'acciaio
sotto le picche incrociate
di lancette d'orologio.

Stare in ascolto. Sussurrare. Trattenere il respiro.
Attendere un qualche segnale.
Ritardo. E di nuovo.
Ancora un poco. Già domani. Ancora
un attimo di pazienza infinita.

Se sbattevo l'ala contro l'aria vitrea,
invece di infrangerla,
era l'aria a spezzare la mia ala.

Sono già trascorsi i miei secondi.

Non saprò aspettare. Ma confuso
come in un sogno apparve
attraverso i vetri sporchi,
quasi in uno specchio nella nebbia,
il mio volto riflesso.

Era il volto stesso dell'attesa,
giunto al punto di pietrificazione.

E ho capito, all'improvviso:
c'è sempre un'ultima scadenza
per infrangerlo col naso -
per smuovere quest'aria inchiodata.

Non arriverà più un treno da altri luoghi.
Non più.

Dovrò io stessa diventare
il fischio di un treno lontano,
e un ritmo affannoso
sempre più veloce, sempre più vicino,

sempre più qui!



(Blaga Dimitrova, poetessa bulgara; 1922 - 2003)






24.3.13

Ho i capelli lunghi

primavera illustrazione francesca ballarini







*



18.2.13

Blue

moonlight mile illustrazione ballarini

(just about a moonlight mile on down the road)



And I will not remember 
That I even felt the pain 
We shall walk and talk 
In gardens all misty and wet with rain 
And I will never, never, never 
Grow so old again 

Oh sweet thing, sweet thing
My, my, my, my, my sweet thing






*

7.2.13

E tu da che ti smascheri?

maschere illustrazione francesca ballarini





Si è riparata così tanto che è diventata un ombrello, dice, e distilla pure le parole nella pioggia.
Il prossimo passo sarà smascherarsi in vento e lasciarlo volare via quell'ombrello.

"Diventare, nel senso di essere vento", semplicemente.

Più nuda di così.


*



4.2.13

Peso specifico



nuvola illustrazione francesca ballarini



Non te l'insegna nessuno quanto spingere la matita sul foglio -
sei lieve, dicono - e non è il carattere a far da bilanciere.

Sono i sentimenti che riempiono il palmo della mano,
rimasti dentro, che scivolano lungo le dita, come tasti,
a parlare un po' con i muscoli e le falangette.

 Poi, fermi lì sulla riva degli incavi, 
si prendono per le fibre e si siedono, con le gambe penzoloni,
ed è allora che tu premi sul foglio tutto il loro peso.

La mattina, momento migliore per il mercato del valore, 
ci si chiede spesso

Quanto pesa il segno oggi, signora?
Quanto pesa il cuore?



*



28.1.13

Ancora

nave illustrazione francesca ballarini
Come conchiglia abbarbicata e sola 
sul torace del tuo scoglio mi addormento. 
Resisto ai flutti della mia impazienza 
sentendo che il tuo cuore batte lento. 

(V.Lingiardi) 



Mi viene solo in mente quella storia dei fiumi, […] e al fatto che si son messi lì a studiarli perché giustamente non gli tornava 'sta storia che un fiume, dovendo arrivare al mare, ci metteva tutto quel tempo, cioè scelga, deliberatamente, di fare un sacco di curve, invece di puntare dritto allo scopo, […] c'è qualcosa di assurdo in tutte quelle curve, e così si sono messi a studiare la faccenda e quello che hanno scoperto alla fine, c'è da non crederci, è che qualsiasi fiume, […], prima di arrivare al mare fa esattamente una strada tre volte più lunga di quella che farebbe se andasse diritto, sbalorditivo, se ci pensi, ci mette tre volte tanto quello che sarebbe necessario, e tutto a furia di curve, appunto, solo con questo stratagemma delle curve, […] è quello che hanno scoperto con scientifica sicurezza a forza di studiare i fiumi, tutti i fiumi, hanno scoperto che non sono matti, è la loro natura di fiumi che li obbliga a quel girovagare continuo, e perfino esatto, tanto che tutti, dico tutti, alla fine, navigano per una strada tre volte più lunga del necessario, anzi, per essere esatti, tre volte virgola quattordici, giuro, il famoso pi greco, non ci volevo credere, in effetti, ma pare che sia proprio così, devi prendere la loro distanza dal mare, moltiplicarla per pi greco e hai la lunghezza della strada che effettivamente fanno, il che, ho pensato, è una gran figata, perché, ho pensato, c'è una regola per loro vuoi che non ci sia per noi, voglio dire, il meno che ti puoi aspettare è che anche per noi sia più o meno lo stesso, e che tutto questo sbandare da una parte e dall'altra, come se fossimo matti, o peggio smarriti, in realtà è il nostro modo di andare diritti, modo scientificamente esatto, e per così dire già preordinato, benché indubbiamente simile a una sequenza disordinata di errori, o ripensamenti, ma solo in apparenza perché in realtà è semplicemente il nostro modo di andare dove dobbiamo andare, il modo che è specificatamente nostro, la nostra natura, per così dire, cosa volevo dire?, quella storia dei fiumi, sì, è una storia che se ci pensi è rassicurante, io la trovo molto rassicurante, che ci sia una regola oggettiva dietro a tutte le nostre stupidate, è una cosa rassicurante, tanto che ho deciso di crederci, e allora, ecco, quel che volevo dire è che mi fa male vederti navigare curve da schifo come quella di Couverney, ma dovessi anche andare ogni volta a guardare un fiume, ogni volta, per ricordarmelo, io sempre penserò che è giusto così, e che fai bene ad andare, per quanto solo a dirlo mi venga da spaccarti la testa, ma voglio che tu vada, e sono felice che tu vada, sei un fiume forte, non ti perderai.

(da City - A.Baricco)



Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...